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13.6.14

La non-scelta eterodiretta

Nel Movimento 5 Stelle è passata la linea pro-Farage, con un voto online beffardo, allestito unicamente per legittimare la decisione già presa dal duo Grillo-Casaleggio.
La diretta conseguenza è che mai come prima, nemmeno dopo la botta delle elezioni europee, il M5S sta implodendo.


- Massimiliano Calcaterra:
Stasera muore il M5S così come lo avevamo sognato e dalle ceneri è nata la Lega 2.0....Complimenti per il capolavoro politico!!!!

- Mattia Ballarini: Sono molto amareggiato e deluso! Questo non è il moVimento che ho conosciuto 3 anni fa... Per protesta ho votato i "non iscritti" ma vedo che la propaganda pro-farage che hai fatto prima delle votazioni ha riscosso un grande successo. Mi dispiace ma ho deciso di prendermi una pausa riflessiva dall'attivismo.

- Marco M.: 
Tra l'altro, caro Beppe, è interessante l'ordine non esattamente alfabetico in cui indicavi le tre opzioni:
EFD: questo è il partito che dovete votare
ECR: lo so, non ne avete mai sentito parlare; l'ho aggiunto solo per avere un numero dispari di opzioni
Non Iscritti: lo so che qualcuno di voi potrebbe fare la cazzata di votare questa opzione; per questo la metto per ultima e la sconsiglio vivissimamente; oh, poi votate liberamente, sia chiaro, la democrazia è democrazia!

- Riccardo A.: VOTI PRESI ALLE EUROPEE: 5.792.865 VOTANTI IN QUESTO "REFERENDUM": 29.584 Da sostenitore del M5S sono davvero lietissimo di notare che lo 0,51% degli elettori controlla l'indirizzo politico di tutto il Movimento. Che SCHIFO.

- Giorgio Giacon:
Ciao! che colore vi piace? nero scuro scuro nero nessun colore ps: se votate nessun colore potremmo comunque decidere per il nero Votate! peccato, l'unica piccola minima inutile finta speranza che mi rimane è che qualcuno decente che sta in parlamento reagisca a questa cosa.. peccato.

- Iacopo Bartolini: Non prenderò parte a questa votazione-farsa in quanto i Verdi e il gruppo con Tzipras insieme agli altri gruppi europeisti non sono stati inclusi tra le opzioni, toglierli adducendo come scusa il fatto che non abbiano "mostrato interesse" è ridicolo perché nessuno ci impedisce di essere noi i primi a farlo. I 7 punti per l' europa in base ai quali si è deciso quali gruppi siano o no incompatibili non sono stati decisi con metodi democratici, furono sparati da Beppe sul palco del terzo V-day e non furono soggetti a nessuna votazione online, senza contare che i server su cui si svolge tutto questo sono della Casaleggio Associati e che probabilmente nessuna agenzia controllerà la conta dei voti, come è successo la maggior parte delle volte. Non siamo più difendibili dalle accuse di avere uno staff che decide la linea, se volevo un partito dove decide la dirigenza andavo a votare il PD-PDL di merda o le altre associazioni a delinquere, avete perso il mio voto, alle prossime elezioni voterò scheda bianca

- Gianni Alberto Passante: che cosa vi è successo, quando spiegherò ai miei figli come una società può peggiorare parlerò del movimento 5 stelle, a cui sono iscritto, dagli inizi, quel movimento di sognatori, che ora si è ridotto a stare con l'estrema destra...

- Filippo Pellacani: Buffoni..... mi avete perso! Cosa voto a fare? per non sapere neanche stavolta il risultato delle votazioni? Per accedere ai conservatori europei? Insieme con i tedeschi di Alternative für Deutschland? Ma siamo pazzi??? Sembrano un nuovo partito nazista in germe. Per allearci con Farage che é il politico di professione numero uno... concetto contro il quale il movimento si batte da anni? il quale sfrutta i sentimenti piú beceri del suo popolo per attirare consensi? Siete una banda di troll internettiani senza contatto con la realtá. Alzate il sederone dalle poltrone ed uscite. Addio.

- Guglielmo Tarditi:
E' tutto sbagliato, avete rovinato un sogno andando con uno che ha delle posizioni su energia ed immigrazione TOTALMENTE folli. Vaffanculo rivoglio il mio voto. Censuratemi, visto che Beppe ha fatto un VAFFANCULO DAY, voglio vedere se mi censurate. RIVOGLIO IL MIO CAZZO DI VOTO. Come vi siete permessi di allearvi con uno che parla di carbone, di protezionismo e di NEGRI e rumeni come se fossero cose. Ma voi siete pazzi. VAFFANCULO RIVOGLIO IL MIO VOTO. Onorate il programma. C'è poco da fare le pulci a Pizzarotti sull'inceneritore, se poi ci si allea con chi parla di carbone solo perché è contro l'euro. VOI SIETE PAZZI. Parliamo di chiedere dimissioni a parlamentari che non rispettano le regole. E Beppe che fa numeri da pagliaccio dicendo che se ne va se perde?? E le alleanze IMPOSSIBILI??? Io ho votato 5 stelle dalla prima votazione disponibile, controllate il mio Facebook non sono un infiltrato. Sono uno che votava 5 stelle per non farsi più prendere per il culo e che è stato preso per il culo. Che schifo.


Questi sono solo una minima parte delle centinaia commenti pubblicati sul blog beppegrillo.it e prontamente rimossi. Molti altri contestavano l’assenza dei Verdi o di Tsipras tra le opzioni di voto. A un certo punto Augusto B. risponde: “Ma perchè i verdi e Tsipras non li hai votati alle europee? Ti sei sbagliato?”.
Non si capisce se la domanda sia seria o meno: anche uno voleva votare Farage poteva mettere la croce sulla Lega Nord - Lega che ora emigra con Marine Le Pen, è vero, ma il senso è che se una persona è di destra vota a destra- . 
In campagna elettorale, invece, Grillo ha dato l’illusione di voler correre da soli, salvandosi sempre con il "né di destra né sinistra" al solo sentire la parola "alleanza", nonostante la linea fosse in realtà già tracciata, come testimoniavano i sette punti del non-programma e il no all'euro implicito dei comizi-show. Oggi lo slogan  "siamo oltre" non regge più, perché le ideologie saranno pure morte e superate, ma le idee politiche esistono e non sono volatili quanto la democrazia diretta, o meglio, eterodiretta del M5S.

Mi dispiace davvero per i tanti come Guglielmo Tarditi che hanno votato sulla fiducia e l’hanno vista tradita e che, col senno di poi, avrebbero voluto sapere a chi sarebbe andata la loro preferenza prima del voto -se Grillo avesse detto in campagna elettorale "andiamo con Farage", chissà quanti voti avrebbe preso, anzi, perso il M5S-. 
Dispiace, perché i segnali c’erano già tutti. Per chi segue il blog (o la cronaca locale), avevo parlato di comunicazione autoreferenziale, della finta campagna in solitaria per poi confluire tra i populisti di destra, di una base inerte e insipiente che si sarebbe fatta andare bene tutto e di uno staff incapace di gestire un’entità politica ibrida di proporzioni mastodontiche. 
Proporzioni che, come si legge anche in un altro dei commenti, non trovano poi riscontro nella partecipazione online, anche perché fortemente limitata e pilotata.
In tutto ciò, si rafforza la convinzione che il M5S stia franando e non per colpa di un fantomatico nemico, ma per la superficialità dello staff e la pochezza della base.
Sicuramente il M5S potrà ancora fare qualcosa di buono, soprattutto a livello di trasparenza nelle amministrazioni locali e regionali, che tra Expo, Mose e Tav ne hanno tanto bisogno. 
Tuttavia, come già scritto in precedenza e come dimostrano i numeri, la rivoluzione culturale è fallita. M5S is dead.


23.5.14

Più Pil per tutti? Why not?

Onestamente non capisco chi  si scandalizza per le novità introdotte nel calcolo del Pil degli stati europei. Le stime del sommerso di prostituzione, droga e contrabbando da quest’anno verranno inserite – “armonizzate” – nel calcolo della ricchezza nazionale. Male? Bene!
Per l'Istat, infatti, questo sommerso vale l’1-2% del prodotto interno lordo italiano, che tradotto in Euro vuol dire tra i 15 e i 30 miliardi annui. Vale quanto una maxi-manovra economica all'anno.
Più Pil significa inoltre un migliore rapporto deficit/Pil, quindi maggiore possibilità di spesa pubblica. Benefici che non derivano solo dal conteggio del sommerso, ma anche dallo spostamento delle spese in ricerca e sviluppo da “costi” a “investimenti”. Praticamente potremmo pagarci il tanto temuto Fiscal Compact senza sacrifici “lacrime e sangue”.
Ora, quelli che gridano “Vergogna!” lo fanno in maniera ideologica, per ragioni elettorali, oppure non ci arrivano? 

Il solo scandalo della faccenda semmai è che i nuovi parametri di calcolo della ricchezza vengano introdotti solo adesso, dopo tre anni con l’economia al palo e zero risorse a disposizione, quando bastava così poco per dare fiato all'Italia e al continente. Introdurre queste novità nel 2012 avrebbe potuto salvare delle vite.
L'aspetto inquietante della ridefinizione del calcolo del prodotto interno è che dimostra come i parametri economico-finanziari, come il Pil e il debito, sono solo convenzioni tutt'altro che perfette e come la modifica di una virgola può avere un impatto enorme sull'economia reale e sulla vita delle persone. Prima ancora di poter ragionare e discutere di teorie economiche, tuttavia, sarebbe bene essere in grado di distinguere le buone notizie da quelle cattive.

17.5.14

Grillini, sgrillettati… e gli altri?

L’altro giorno è accaduto l’inaspettato. Il mio post del 25 aprile è stato ripreso in prima pagina dal quotidiano locale. All’interno, mezza pagina di virgolettati estratti dal Laughing Man Post con tanto di mia foto - orrenda! Fate copia-incolla da Facebook la prossima volta! - e biografia dettagliata, non priva di errori - ho 28 anni…ancora per un po’ -. Titolo: “Lo strappo di Allione”. Seguono stupore e preoccupazione dei familiari, messaggi di insulti - pochi - e altri di solidarietà - la maggior parte -. 

Con questo post non intendo rispondere ai colleghi del Giornale di Vicenza, sottolineando magari come certe premurose attenzioni abbiano ripercussioni sulla vita delle persone e quanto possa fare piacere essere sbattuti in prima pagina per fatti senza rilevanza pubblica e strumentalmente a fini politici. Né, penso, serve sottolineare che non ci fosse alcuno scoop, dato che è dalla scorsa estate che non faccio più politica attiva e nel frattempo non ho annullato la mia iscrizione al movimento.

Invece, voglio fare un passo avanti e chiarire il mio punto di vista sulla situazione politica, dentro e fuori il M5S. In breve, nell’articolo precedente spiegavo come i “grillini” validi e genuini siano in perenne balia degli umori di un sottobosco di “sgrillettati” in costante aumento, a causa della stessa natura anarcoide del Movimento. Questa condizione è la ragione di fondo - insieme alle politiche europee - per cui ho interrotto il mio attivismo dopo tre anni. Non scendo nei dettagli di proposito per evitare polemiche idiote.

Ma se gli sgrillettati sono e saranno la rovina del Movimento 5 Stelle, ciò non significa che il resto della vecchia politica sia improvvisamente diventato meglio dei “grillini”! La parte sana del M5S, i Di Battista, i Bugani, le Taverna, i Bono, esistono e le loro lotte hanno ancora valore, in questa Italia marcia e gretta, specie con tutto quello che è sotto gli occhi di tutti: dall’arresto di Dell’Utri, Scajola, Genovese e il caso Expo.

Lo ammetto, mi ha dato fastidio essere usato come arma elettorale a vantaggio del partito unico di destra-centro-sinistra che ha deturpato il Paese e spolpato l’economia trascinandoci nella crisi. E non era mia intenzione. Costoro, come dimostra l’ondata di manette eccellenti di questi giorni, sono davvero dei “dead men walking”, per citare Grillo. Loro e i loro medium, che li legittimano e difendono, devono pagare e pagheranno per lo scempio portato avanti. L’augurio è che l’Expo possa solo essere l’inizio di un effetto domino che faccia pulizia delle élite economiche, industriali e politiche a cui questa informazione fa capo.

Esplicito meglio, sperando di evitare altri fraintendimenti e letture di parte (“Allione fa marcia indietro”): anche se per una serie di motivi ed esperienze personali la mia strada si è separata dal M5S e ho osato esprimere critiche alla base e alla dirigenza, le battaglie portate avanti a livello nazionale non hanno perso senso o importanza. I politici - locali e non - che a fasi alterne ci governano da venti anni possono continuare a fingere che le cose stiano cambiando in meglio solo mettendo in prima linea i loro rampolli ruspanti e i loro strilloni di corte possono provare a raccontarla agli italiani, ma, per citare l’ex-ministro Barca: “quando si capirà che dietro agli slogan non c’è niente, il Paese darà via di testa”. 
Chi fa parte del sistema, chi si rende complice, partecipando, tacendo o giustificando la corruzione, le tangenti, le speculazioni, gli abusi, non sarà mai, ripeto, mai meglio di chi può dire di aver almeno provato a cambiare le cose, esponendosi e rischiando in prima persona. I grilli - autentici - saranno sempre meglio dei porci a cui lecca i piedi certa informazione.


Ps: qualche "sgrillettato" locale ieri ha inviato una nota alla stampa per rispondere indirettamente al mio intervento, affermando che "solo i candidati e gli eletti possono parlare del M5S, gli altri fanno disinformazione".
Complimenti: così facendo rafforzate la mia tesi secondo cui il M5S è ormai in massima parte mano a persone che non ne conoscono, o ne tradiscono consapevolmente, i principi.
Arriverà presto il conto anche per voi, ne sono certo.

25.4.14

Povero M5S

Questo post è un messaggio a cuore aperto di un attivista/iscritto/elettore/ex-candidato del M5S. Politicamente potrei essere definito in molti modi: ecologista, liberale, progressista, federalista. Per questo, essere etichettato "grillino" mi è sempre sembrato riduttivo, quasi offensivo. Non parliamo dei vari epiteti che mi sono visto affibbiare in privato e a mezzo stampa: leghista, fascista, razzista, anti-democratico… 
Agli albori del Movimento, ai tempi delle prime liste civiche, era praticamente impossibile non riconoscersi nelle battaglie del blog di Grillo. Era il 2007, si parlava di crisi energetica, di ecologia, della follia del PIL, di mobilità sostenibile. Oggi gran parte degli attivisti e dei candidati, di Terra Reloaded non avrà visto nemmeno il trailer.

Il V-day oggi è un ricordo lontano e dispiace dirlo, la rivoluzione culturale non c'è stata. A sette anni di distanza l’elettore medio non ha cambiato modo di pensare e di agire. E’ successo anzi il contrario: che la mediocrità ha neutralizzato la spinta culturale originale. 
Uno vale uno, va bene, ma nella realtà si traduce in interi gruppi di persone capaci e volenterose letteralmente in ostaggio di individui "devianti". Sia subdoli personaggi mossi da secondi e banali fini personali, sia casi clinici più o meno gravi. Si va da deficit relazionali a tendenze paranoiche. 
Ci sono i complottisti da social network, gli arrivisti in cerca di poltrona, i residuati socialisti e democristiani della prima repubblica, i sovranisti MME -fan di Barnard e Borghi, avversari del M5S-, fino ai veri e propri sabotatori, infiltrati per creare problemi -non è una leggenda, esistono e ne ho incrociato più di uno-. Ecco, il M5S è succube di questi e altri tipi di “elementi nocivi”, inerme davanti a un coordinamento inesistente, incapace di individuare e allontanarli dagli attivisti sani.

Nonostante le clamorose espulsioni dei "dissidenti" del Parlamento facciano pensare che gli attivisti siano automi incapaci di pensiero indipendente, la verità è l'esatto contrario: nel M5S domina l'anarchia. I voltagabbana di Palazzo Madama non sono che un campione minimo del variegato universo di devianze all'interno del movimento, tutti accomunati dal solo fatto di non credere nei principi del Movimento o di non rispettarne le regole. 
La loro presenza è nota da anni, ma non si può fare nulla o quasi, perchè in pratica la sola regola è che "non ci sono regole". 
Come se non bastasse, non paghi dell’errore delle parlamentarie 2013, a Milano hanno pensato bene di utilizzare lo stesso metodo di selezione con le elezioni europee, con l’aggravante di aver dato solo una manciata di ore agli iscritti per votare i propri rappresentanti tra centinaia di candidati. 
Risultato? Un buon 15% degli eletti si rivelerà essere un pericoloso "dissidente", come a Roma, quando è più semplicemente una scelta sbagliata, anzi, una non-scelta, perchè per non-statuto uno vale uno..

A proposito di Europa. Cosa va a fare il M5S a Bruxelles? “A realizzare i sette punti del programma”. Un file pdf striminzito con una manciata di articoli oscuri e generici. E con chi si dovrebbero realizzare queste proposte perché non restino solo uno slogan? “Vedremo quando saremo là”. Eh no, perché gli schieramenti si conoscono già ora: ci sono i socialisti, i popolari, i liberali, i conservatori, i nazionalisti…e se il M5S è post-ideologico, dirà no a tutti quanti. Quindi si resterà in un angolo a fare gli strilloni, o nel peggiore dei casi si finirà per allinearsi con i peggiori estremismi di Europa, pescando da un calderone di 90-100 MEP indipendenti.
E ancora, chi l’ha deciso questo programma per le europee? La “ggènte”, come scrivono i troll che sfottono i grillini? Oppure i sondaggi? Almeno il programma nazionale era stato scritto e discusso per mesi, da migliaia di attivisti.

Scendendo a livello locale, le cose non vanno meglio. Si perde il conto delle scissioni nei gruppi locali, liste che saltano -la Sardegna resta la più eclatante-, eletti espulsi e rimasti in carica.
Non posso non citare il caso di Vicenza, dove un consigliere -con precedenti nel PD e un'indagine per bancarotta in corso, per la cronaca-, è sparito dalle assemblee per poi affermare di dovere rispondere solo ai suoi elettori. A dire il vero, da mesi non risponde più a nessuno, ma partecipa in Consiglio presentando interrogazioni…a nome suo, suppongo. 
Per restare in zona, è notizia dell'altro giorno di un candidato a Bassano arrestato per sequestro di persona. Non serve aggiungere altro
La crescita esponenziale del Movimento, “ieri cento, oggi mille domani centomila”, è sfuggita di mano. Ma non tutti restano a bordo, anzi, come scritto, i furbi restano, i saggi lasciano.
Ho visto decine di simpatizzanti avvicinarsi speranzosi e fuggire a gambe levate di fronte a un muro di ottusità e inciucismo all’italiana. 
Le menti affamate e folli degli albori hanno via via la sciato il posto a personaggi che iniziano ad assomigliare alla caricatura "Siamo la Gente, il Potere ci temono". Il M5S si riprometteva di cambiare in meglio la massa, manovrarla, ma ne è rimasto schiacciato. 

Per i detrattori del M5S, voglio che si sappia: il 90% degli attacchi rivolti al Movimento sono fregnacce. I diktat di Casaleggio, i soldi del blog, gli influencer pagati, razzismo e omofobia...tutto falso.
I problemi del M5S non sono gli sciachimisti, le espulsioni o le parolacce di Grillo. 
Più che quello di cui si dice e scrive, le vere rogne stanno in ciò che non si dice. Sono i silenzi: le risposte mancate dalla "dirigenza", i giochi di potere e le trame sottobanco a livello locale, le censure preventive, l'omertà sui problemi interni che si ripresentano ciclicamente. Come sempre, un perfetto spaccato della società italiana: piccolezze e bassezze umane, che aldilà dell'immagine del Movimento che viene data all'esterno -quella dei giovani bravi ragazzi-, nel frattempo ne ha mutato l'essenza dall'interno.
Forse per questo, nonostante i cittadini con l’elmetto siano presenti nelle istituzioni locali ormai da anni, a parte maggiore trasparenza e rigore, i tanti buoni propositi sono rimasti sulla carta, anche dove governa il M5S: a partire da Parma, dove l’inceneritore è entrato in funzione, fino a Sarego, "il primo comune a 5 stelle", dove nessuno si azzarda a pensare all’accorpamento del piccolo comune alla vicina Lonigo, come da programma nazionale.

Che fine hanno fatto le cinque stelle? Acqua pubblica, rifiuti zero, energia, mobilità e connettività? Probabilmente la maggior parte degli iscritti attivi oggi nemmeno le saprebbe elencare. Il programma nazionale non è più nell’agenda. Si è dimenticato il debito pubblico, ora il nemico per i grillini da bar, al pari dei berluscones e dei leghisti, è l’Euro.

Tra un mese si vota e dispiace dire che per la prima volta da quando ho iniziato ad appassionarmi di politica, grazie a Grillo, non credo che darò il mio voto al movimento, perché non dà le risposte che cerco. Non in questo caso. 
I “ragazzi” a Roma sono l’unico barlume di speranza rimasto nel magma umano che è diventato il Movimento Cinque Stelle. Tanto in continua evoluzione, quanto stagnante a livello operativo. In termini naturalistici, il M5S rischia di diventare un vicolo cieco evolutivo: un tentativo fallito di trasformazione –sociopolitica in questo caso- che porta all’estinzione.
Non rinnego nulla di quanto fatto in anni di attivismo, ma proprio per questo posso permettermi simili critiche con cognizione di causa. E la verità è che quanto descritto, quanto vissuto sulla mia pelle, ha già guastato il progetto di Grillo e Casaleggio e che fino a quando "lo staff", entità astratta, non aggiornerà le regole del gioco, la deriva è assicurata. 

Continuerò a fare il tifo per i parlamentari che ho scelto e votato, ma per la stessa ragione, non mi è possibile votare… per partito preso, chiudendo gli occhi davanti a quanto fin qui raccontato. In linea con le mie convinzioni, se darò un voto, sarà per chi si batte per ciò in cui ho sempre creduto: un’Europa federale, più unita, armonica e democratica.
Le idee politiche non sono come la fede calcistica. E le elezioni Europee non sono la Champions League. Non si può votare chi non risponde alle proprie convinzioni e non dà fiducia. Triste ammetterlo per quel progetto che è stato per tanto tempo un faro di speranza nel mio cuore. 

Povero M5S.

14.3.14

Indipendenza? No problem

La secessione della Crimea è sulle pagine di tutti i giornali, ma ci sono altre regioni europee che reclamano il diritto all'autodeterminazione e hanno programmato dei referendum nei prossimi mesi: il 8 settembre la Scozia voterà per l’indipendenza dal Regno Unito, mentre il 9 novembre la Catalogna sceglierà se divorziare dalla corona spagnola. Ancora, in Ulster è stata proposta la data del 2016 per un referendum simile a quello scozzese, in questo caso per riunire l’Irlanda. E di indipendenza si discute anche a casa nostra, in Sardegna, nel Sud-Tirolo e soprattutto in Veneto.

Ma queste separazioni sono lecite? Verrà riconosciuta la validità dei referendum? E come la mettiamo con l’Unione Europea?
Se nel caso della Crimea l’UE si oppone alla secessione della penisola dall’Ucraina, ritenendo illegittima la convocazione di un referendum sotto tutela militare, all'interno dei confini dell’Unione non esistono veti. Anzi, gli “allargamenti interni” sono previsti e consentiti, come spiega questo video:


In breve, secondo la nozione di allargamento interno, qualsiasi nuovo stato nato entro i confini europei diventerebbe un nuovo stato membro di diritto. Questo in linea con il principio del diritto internazionale secondo cui “ogni cosa non proibita è consentita”.

Nessun problema, quindi. Anzi, l’Europa ne guadagnerebbe. Infatti, con l’attuale sistema proporzionale, bastano i voti di 4 dei 5 Paesi maggiori (Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia e Spagna) per imporsi sui restanti 23 membri dell’UE, mentre la divisione dei grandi in stati più piccoli potrebbe migliorare la governabilità dell’Europa unita, rafforzando le istituzioni di Bruxelles.


Il referendum in Veneto

Da domenica a lunedì, tutti i cittadini veneti con diritto di voto potranno rispondere al quesito: “Vuoi che il Veneto diventi una Repubblica Federale indipendente e sovrana?”. Si potrà votare per via telefonica o via internet su Plebiscito.eu, utilizzando un codice recapitato a casa o comunque fornito in fase di registrazione al sito.

In caso di responso positivo, l’esito di questo referendum potrebbe davvero portare alla secessione dal resto dello stivale? In realtà, la consultazione ha più il sapore di una prova generale.
Prima di tutto, una proposta seria e concreta dovrebbe prevedere due quesiti*, come in Catalogna, per distinguere l'aspetto dell'indipendenza da quello dei trattati internazionali e comunitari, inclusa l'adesione all'euro. In secondo luogo, la proposta non può prescindere dal resto del Nordest e il quesito andrebbe esteso a tutti i cittadini friulani e trentini.
Se gli indipendentisti facessero sul serio e avessero successo sarebbe un bel guaio per l’Italia una e indivisibile; per l’Europa dei popoli, invece, no problem.


Aggiornamento 18/03
*E.C.: il referendum online include tre ulteriori quesiti, per l'adesione all'UE, alla NATO e per l'adozione dell'Euro come valuta.
Per approfondire: http://blog.plebiscito.eu/

21.10.13

Buchi neri dell'Europa: Bosnia-Erzegovina

Mi pare indicato, nel giorno del ventesimo anniversario dell’Assedio di Sarajevo, scrivere del secondo “buco nero” d’Europa: la Bosnia-Erzegovina.
E’ vero che la regione è pacificata e che gli equilibri reggono da ormai quindici anni; in realtà il buco nero è nei cuori e nei ricordi delle persone che convivono in questa regione: bosgnacchi (musulmani), croati (cattolici) e serbi (ortodossi).
Vediamo meglio come e perché, a partire proprio da questi ultimi.

La guerra

Nel 1991 la Croazia si dichiarò indipendente dalla Jugoslavia con un referendum. L’esercito jugoslavo intervenne, per impedire che territori abitati da serbi fossero smembrati dalla Federazione e slegati dalla "madrepatria serba". Un aspetto fondamentale, perché “la teoria nazionalista serba diventa ideologia portante di tutta la Jugoslavia e delle sue guerre”.
A loro volta i territori croati a maggioranza serba in Slavonia (confine serbo) e Krajina (confine bosniaco) si autoproclamarono unilateralmente indipendenti dalla Croazia, restando di fatto occupati fino all’ “operazione tempesta” del 1995.

Nel 1992, mentre già infuriava la guerra tra la neoindipendente Croazia e la Serbia, la Bosnia-Erzegovina proclamò a sua volta l'indipendenza con un referendum osteggiato dai serbi.
Il copione si ripete: fu l’inizio del più sanguinoso conflitto in Europa dal 1945.
Inizialmente, Croati e Musulmani si allearono contro i serbi, che controllavano gran parte del territorio e avevano assediato Sarajevo (“il più lungo assedio nella storia bellica moderna, dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996”).
Nel 1993, però, dopo il fallimento del piano che prevedeva la divisione del Paese in tre parti etnicamente pure, scoppiò un conflitto armato tra i bosniaci musulmani e croati sulla spartizione del territorio nazionale. I Croati di Bosnia proclamarono la Repubblica dell'Herceg-Bosna con lo scopo di aggregare la regione di Mostar alla Croazia.


Nel 1995 si giunse agli accordi di Washington, in base ai quali i territori controllati dai croati venivano riunificati nella Federazione di Bosnia-Erzegovina, adottando un sistema amministrativo di divisione in cantoni affinché nessun gruppo etnico potesse acquisire sugli altri una posizione politica dominante.
In seguito, con la firma degli accordi di Dayton, a Parigi, vennero create due entità interne alla Bosnia Erzegovina: la Federazione Croato-Musulmana e la Repubblica Serba (Srpska).

L’ordinamento

La brillante soluzione a un conflitto costato 94.000 morti -più 12.000 in Croazia- e orrori di ogni tipo (estradizioni di massa, stupri etnici, crimini contro l'umanità, violazioni del diritto internazionale di guerra, da parte di tutte e tre fazioni) è stata creare uno stato governato secondo il modello cesariano del triumvirato.
Tre presidenti, un croato, un musulmano e un serbo a rotazione, con un parlamento equamente tripartito. Ai primi due il 51% del territorio, ai terzi il restante 49%.

Il rischio è che prima o poi a qualcuno venga la tentazione di riscattare quell’1%.
Per evitare ciò è stata istituita la figura dell’Alto Rappresentante, la massima autorità del Paese, a cui spettano dei compiti di controllo e il potere di "imposizione di provvedimenti legislativi e di rimozione di pubblici funzionari che ostacolino l'attuazione della pace".
La nomina di questo Alto Rappresentante è effettuata da un consiglio di 55 Stati ed organizzazioni internazionali (di cui l'Italia è membro permanente) e approvata dal Consiglio di sicurezza dell’ONU.

Composizione etnica e divisione amministrativa della Federazione di Bosnia-Herzegovina (blu) e Repubblica Srpska (rosso)

Una democrazia sorvegliata, che ad oggi ha garantito oltre quindici anni di pace.
La speranza è che questa regione martoriata possa stabilizzarsi in una sorta di “Svizzera dell’est”, fino a fare a meno delle forze di Peacekeeping internazionali, e che, un po’ alla volta, le nazioni vicine e i gruppi etnici interni lo accettino.
E’ quello che in effetti con grande difficoltà sta accadendo, grazie anche al supporto economico e istituzionale dell’Unione Europea, che come definito nel “Trattato di Lisbona” promuove la pace e la democrazia, in questo caso con fondi alla pubblica amministrazione, alla società civile e allo sviluppo economico.
Un buon esempio di politica sociale che l’UE compie sia all’interno che fuori dei suoi confini.

La Croazia sta per entrare nell’Unione*, e l'1 marzo scorso anche la Serbia è stata promossa a candidato membro. Peccato che serbi e croati ancora oggi si odino. Ed entrambi odino i musulmani.
Quindici anni, purtroppo non sono sufficienti a cancellare le ferite nei cuori, né quelle del territorio.
Dalla fine della guerra ad oggi 580 persone sono rimaste uccise e 1600 mutilate dalle decine di migliaia di mine antiuomo disseminate per le campagne e le colline bosniache.
A memoria della follia causata dall'odio.
L’orrore della guerra non può e non deve essere dimenticato.
Ricordare l’orrore è il solo modo per sconfiggere l’odio.

da Jump!, 6/4/2012


*Come riportato lo scorso giugno, con l'ingresso della Croazia nell'UE oltre due milioni di croati di Bosnia hanno ottenuto la cittadinanza europea.

20.10.13

Buchi neri dell'Europa: Ossezia e Abcasia

Ricordate la guerra del 2008 in Ossezia del Sud? Guerra lampo.
Era agosto, tempo di vacanze. Nemmeno il tempo di tornare a casa ed era già finita.
Nove giorni, seimila morti, un terzo dei quali civili.
Come risultato, la Russia ha riconosciuto unilateralmente i territori dell’Ossezia del Sud e dell'Abcasia e li ha “liberati” schierando il proprio esercito all'interno dei confini della Repubblica della Georgia.
Da allora, Ossezia e Abcasia sono quindi indipendenti de facto, praticamente dei protettorati russi.

Il Caucaso è un lembo di terra molto delicato: guerre etniche millenarie sono state messe a tacere dal regime sovietico. Dal 1991 l’odio sopito è riesploso, tra russi, georgiani, ceceni, ingusci, osseti…
La strage di Beslan del 2004 resta l’episodio più drammatico: un assalto terroristico ad una scuola ad opera di una combine di separatisti ceceni e terroristi islamici terminato con l’uccisione di 300 ostaggi, 186 dei quali bambini, nel blitz della polizia russa.
I russi, si sa, non ci vanno leggeri con i terroristi. Già nel 2002, a Mosca, quando un gruppo di terroristi ceceni sequestrò 850 persone nel Teatro Dubrovka, “le forze speciali russe OSNAZ pomparono un misterioso agente chimico all'interno del sistema di ventilazione dell'edificio” ammazzando anche in quel caso tutti i terroristi, ma anche 200 ostaggi.


I percorsi di oleodotti e gasdotti
Non bastassero i conflitti etnici, per il Caucaso, e la Georgia in particolare, passano oleodotti e gasdotti che dal Mar Caspio attraversano la Turchia e riforniscono l’Europa.

Già, l’Europa. Gli stati membri dell'Unione Europea nella guerra di Tbilisi si sono mossi in ordine sparso. Il Trattato di Lisbona, che ha istituito la figura di Alto Rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di Sicurezza, responsabile per simili scenari di conflitto, sarebbe entrato in vigore solo quattro mesi dopo.
La realtà è che, di fronte alla prepotenza Russa, c’è ben poco che noi Europei possiamo fare, ancora oggi. Sia singolarmente che uniti.
E’ però importante sottolineare il rapporto di stretta cooperazione tra Georgia e UE, che rende ancor più grave l’intervento militare russo: un percorso che ha come traguardo finale l’ingresso della Georgia nell'Unione, in una prospettiva di allargamento a Sud est, insieme a Turchia e Armenia.
La secessione di Abcazia e Ossezia, garantita dalle forze armate russe, complica le cose.

La legge georgiana del 2008 che regola i rapporti con le due repubbliche separatiste, firmata dal Presidente Saakashvili, stabilisce che “la Federazione Russa, lo stato che ha attuato l’occupazione militare, è pienamente responsabile della violazione dei diritti umani in Abcasia e Ossezia del Sud ed è inoltre responsabile di danni morali e materiali ai cittadini georgiani e stranieri legalmente presenti in territorio georgiano”. Questo documento, che riconosce inoltre “le amministrazioni e le autorità che operano nei territori occupati come illegali” resterà la posizione ufficiale della Georgia, sostenuta dall'Unione Europea e dall’Onu fino alla piena restaurazione” della giurisdizione georgiana nelle regioni ribelli.

Suona tanto come una piccola guerra fredda.
da Jump!, 22/03/2012

19.10.13

I buchi neri dell'Europa - reprise

Lo scorso anno, prima di chiudere il vecchio blog, stavo scrivendo una "inchiesta" a puntate su quelli che definivo i buchi neri dell'Europa.
Un lavoro rimasto incompleto anche troppo a lungo e che ora intendo portare a termine. Prima però è il caso di riproporre i capitoli precedenti:
L’Europa non soffre certo solo per le beghe della gestione economica dell’Eurozona o per i problemi finanziari di alcuni Stati.
Per una prosperità interna, che riguarda tutti e 28, è necessaria una stabilità esterna.
Nel continente, però, permangono vaste e diffuse “zone d’ombra”, se non veri e propri buchi neri.
Kosovo, Trans-Nistria, Abkazia e Ossezia, Bosnia-Erzegovina, Bielorussia, Kaliningrad, Kurdistan…
Zone militarizzate con etnie contrapposte e mai del tutto pacificate, regimi dittatoriali o militari in cui democrazia e diritti umani non sono garantiti. Mercati d’armi e di droga, avamposti di contrabbando e traffici internazionali. Isole felici per corruzione e criminalità organizzata.
Gran parte dei problemi dell’UE vengono dai suoi confini esterni.
Anche se l’azione diplomatica delle istituzioni europee non si arresta mai, media e cittadini tendono a dimenticarsene.
(da Jump!: "I buchi neri dell'Europa", 13/03/2012)

1.10.13

EU for dummies

Come funziona l'UE.


#EUfordummies

18.4.13

La sinistra che non c’è


Dal giorno delle elezioni, dirigenti, stampa e militanti della sedicente “sinistra” prendono di mira M5S, facendo della coerenza una colpa. Insieme a loro diversi presunti elettori minacciano di “non rinnovare la fiducia al prossimo turno” nei confronti dei pentastellati.
Bene! Meglio! Perché di persone così, che danno il proprio voto senza sapere cosa votano, o magari cosa vogliono, non sappiamo che farcene. Vogliamo cittadini consapevoli, non persone che votano un movimento di rottura totale e cinque giorni dopo iniziano la nenia “trovate un accordo con Bersani”. Ma come?!
E’ ormai due mesi che va avanti la pantomima dei partiti del governo ABC di Monti. Hanno votato uniti e compatti ogni legge per oltre un anno e ora fanno gli schizzinosi per timore di perdere la faccia davanti agli elettori. E così scaricano la colpa sul M5S, colpevole di “non pensare al bene del Paese". Invece, lor signori del Pd a cosa hanno pensato, da 5 anni? Si sono limitati a interpretare il ruolo di esercito del bene contro il mostro Berlusconi, senza un disegno politico, senza proporre un'alternativa  La verità è che con tutta probabilità, la quadra sul Governo si troverà dopo l’elezione del Presidente della Repubblica. Altro capolavoro che sta portando a compimento la dirigenza Pd.
Non mi pronuncio sulla rosa di nomi espressa: D’Alema, Amato e Marini. Mi liimito a far notare come dopo queste lunghe settimane di critica al populismo (?) e la malapolitica (??) dei grillini, il Pd sta dimostrando egregiamente come funziona e come ragiona il PD, perché l’accordo non era possibile e anche perché il M5S si è reso necessario come forza politica nel 2009.

In quattro anni nulla è cambiato. Tanto in Italia quanto nel centrosinistra. Anzi, qualcosa lì è cambiato, si chiama Renzi, il Gianburrasca democratico, perennemente all’angolo, in punizione per le sue vedute progressiste e le sporadiche prese di posizione di buonsenso.
Il sindaco del debito di Firenze ieri ha ribadito il nyet a Marini, il candidato Pd che piace a Berlusconi, scelto come precondizione per l’inciucio di governo che ci attende. Insieme a lui si sfila Ignazio Marino, che fa sapere via Twitter che voterà Rodotà, il candidato del M5S. E insieme a lui, anche Sel, rende noto che darà il voto al professore calabrese.
La sinistra italiana è davvero tragicomica e né quel che resta della base né i vertici sembrano rendersene ancora conto. Decine di correnti più o meno ideologiche, più o meno personalistiche, in continua gara per “chi è più di sinistra”, mentre di politiche riformiste non si vede l’ombra, di rinunce ai privilegi nemmeno, di prese di posizione forte men che meno. Una discrasia rispetto al famoso “Paese reale”, che alla fine porta i più avveduti (o i più furbi) a ripiegare sulle posizioni, assai più democratiche e vicine alla sensibilità comune, degli odiati grilli.
Vedremo come andrà a finire questa votazione: se sarà eletto Marini, il Presidente della Casta, o se vincerà Rodotà, il Presidente della gente.

Corollario locale: Vicenza, come scritto nell’articolo precedente, è uno spaccato fedele della situazione romana, con il partito unico sinistra-centro-destra, grigio come i suoi rappresentanti e il cemento che propinano ovunque come unica forma di sviluppo, e una sinistra radicale inesistente, reattiva solo quando si tratta di attaccare noi (che pur ci battiamo per l’ambiente e i diritti civili, come una volta loro).
I compagni fedeli alla linea (quale?) sono rimasti in letargo per l’intero mandato di Variati. Una volta entrati nei locali del Bocciodromo, la sola “compensazione” vista a Vicenza dall’inizio dei lavori al Dal Molin, ci si sono chiusi dentro, come in una riserva indiana. E come gli indiani vanno verso l’estinzione, mentre sostengono con la kefia al collo l’omologo cittadino di Mario Monti, il sindaco dell’inciucio eterno, che dura da 30 anni. Nessuna autocritica e anzi, dito puntato contro noi, che nella loro testa saremmo responsabili della loro inesistenza politica. Hasta la catastrofe, siempre.

11.4.13

Prego, di niente


L’amministrazione Variati in queste ultime settimane di campagna elettorale si sta sbizzarrendo ad approvare (o promettere) proposte e progetti contenuti nel nostro Programma per Vicenza.
E’ stato attivato un servizio di taxibus, o bus a chiamata; a San Biagio si dice di volere dare spazio alla cultura; a Ponte San Paolo sta per aprire un parcheggio per bici; a Piazza Erbe (pare) tornerà il mercato ortofrutticolo; è al vaglio il recupero delle antiche serre di Parco Querini…
Come cinque stelle c’è da essere soddisfatti: ancora dobbiamo entrare in consiglio comunale e già le nostre proposte incidono sulla politica cittadina.

Peccato che, per via dell’improvvisa fretta, ci siano pecche ingenue, dovute alla mancanza di progettazione, programmazione e concertazione: il taxibus, ad esempio, attualmente è un mezzo flop, perché il servizio (pensato come alternativa all’auto da e per i locali notturni) chiude troppo presto, lasciando appiedati i giovani di ritorno dal centro o dalle discoteche.
Altri invece sono banali annunci spot: la “cultura a San Biagio” è solo un titolo da giornale e si riferisce unicamente all’archivio di stato e forse ad alcune botteghe commerciali. Il progetto è sempre quello dell’anno scorso, di nuove residenze (e Vicenza non ne ha bisogno, specie il centro storico).
Quindi in verità, non si avvicina minimamente all’idea di centro polifunzionale da noi proposto, con laboratori, auditorium e locali per le molteplici realtà artistiche cittadine. Il sindaco usa la cultura, che per noi è un baluardo, da paravento per altro sviluppo residenziale.

E’ ancora troppo presto per commentare i progetti di Piazza Erbe e Parco Querini, ma il dato resta: Variati sta saccheggiando il nostro programma. Il che dimostra tra l’altro come le continue accuse di essere privi di contenuti sono infondate. Fango da propaganda. 
Dispiace solo che queste idee vengano usate in maniera strumentale a un mese dalla fine del mandato, a scopi elettorali -dov’è stata l’amministrazione per cinque anni?-. 
Senza contare che come ringraziamento riceviamo dalla giunta uscente e dal loro staff elettorale dosi quotidiane di insulti, dileggi e falsità.
Che dire, da "fascista qualunquista e ignorante" <<…prego, di niente!>>


PS: nel frattempo, da sinistra tutto tace e gli esuli del Pdl frantumato hanno trovato rifugio sotto la gonna della papessa Dal Lago. La politica vicentina è un fedele spaccato della realtà nazionale, dove esiste solo il partito dell’inciucio, del cemento e della speculazione, servito fedelmente da un’informazione massimalista a dir poco “squilibrata”. Mandiamoli a casa!

8.3.13

La caccia al Grillo dei media italiani

Gli scriba di regime si indignano perché Grillo si concede solo alla stampa estera. Molti italiani si meravigliano dell’atteggiamento di chiusura nei confronti di tv e giornali nazionali.
<<Gli italiani devono forse leggere i giornali stranieri per sapere cosa succede nel nostro Parlamento?>>
Ma magari! L’informazione è il primo problema del Paese. Gli italiani formano la propria opinione ascoltando sempre solo la campana dei soliti tromboni prezzolati. Per questo siamo fermi a Berlusconi e Bersani: basta mettere in moto per due o tre mesi le rispettive “macchine da guerra” per polarizzare l’attenzione sui soliti highlander della politica e mantenere (o ripristinare) lo status quo.

Se tutti quanti leggessero di tanto in tanto la stampa estera si renderebbero conto della faziosità intrinseca dei nostri media. Grillo in spiaggia, insieme all’amico Stefano Benni, indossa una tuta integrale aliena per “camuffarsi” dallo stuolo di giornalisti che lo inseguono (una scena degna di Chaplin)? <<Grillo è un vigliacco>>! (ma Berlusconi e Bersani vengono rincorsi al portone di casa la mattina?)
Conferenza stampa dei capigruppo parlamentari, domanda: “favorevoli a governo tecnico?”; risposta: “è Napolitano che deve presentare una proposta. Poi la valuteremo”. I giornali: <<Grillo, sì a governo tecnico>>. Smentita di Grillo e di Crimi, seguite da ironie sulla rettifica e sulle bacchettate del “capo”. Di esempi è pieno e nuovi attacchi pretestuosi vengono creati ad hoc ogni giorno.
Da sinistra Repubblica, pronti via, inizia subito a scavare nel “torbido” presunto, da destra la D’Urso (Videonews) si inventa, al solito, “esclusive” create a tavolino. In generale, più o meno chiunque fa le pulci ai “grillini” e si attacca a ogni minimo appiglio per delegittimare la missione del Movimento 5 Stelle e la chiara volontà emersa dal voto popolare.
Il fronte dell’obbiettività è esiguo: Travaglio, Messora, Scanzi, Gomez, Stella, D’Agostino e pochi altri. Professionisti che non risparmiano critiche quando necessario, ma che non partono prevenuti perché pagati per esserlo.

Mi stupisco dello stupore degli italiani, ma non più di tanto. Proprio perché le coscienze nostrane si formano su quei media manipolati che sono la concausa dei nostri mali (il quarto potere utilizzato come forma di controllo e formazione del consenso è ciò che ha garantito 20 anni di stabilità al regime telecratico, creato da Berlusconi, reso possibile da Craxi prima e dai D’Alema-Prodi-Veltroni-Franceschini-Bersani poi).
E proprio perché, purtroppo, la percentuale di italiani che si sforza di leggere quotidiani esteri (uozz inglisc?), o almeno l’Internazionale, è purtroppo irrisoria.
Eppure è dal V2-day di cinque anni fa -per chiedere l'abolizione di Legge Gasparri, ordine dei giornalisti e finanziamento pubblico all'editoria- che il movimento di Grillo denuncia le storture quotidiane dell'informazione. Da allora, la guerra aperta contro la casta della stampa di regime non si è mai interrotta, mentre il sistema mediatico, come dimostrato dall'ultimo exploit di Berlusconi, ha retto più che bene alla crisi, le inchieste, ecc.
Come il M5S crede in una politica non più mediata, così per l’informazione. Niente più media (o “medium”) a mediare le informazioni. O meglio, filtrarle, crearle, distorcerle. La tradizionale informazione verticale è finita. Non si sfoglia più il giornale, ma gli aggregatori di social news sul tablet, con contenuti creati dagli stessi utenti.
Zombie”, “siete morti” non sono minacce violente/fasciste, come sono state interpretate da tv e giornali nazionali, ma una mera presa d’atto del crepuscolo di questa disgraziata dittatura del quarto potere in salsa italiana.

Leggi: Italy’s Beppe Grillo: Meet the Rogue Comedian Turned Kingmaker