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20.2.14

Kosovo, il narco-stato che non c’è

Per spiegare perché il Kosovo rappresenta un vero buco nel tessuto europeo basti dire che il neonato stato, dichiaratosi indipendente nel 2008, ancora oggi non viene riconosciuto da 5 su 28 nazioni dell'Unione Europea.
Il Kosovo utilizza - unilateralmente - l'Euro come valuta e il suo inno nazionale si intitola "Europa", ma parte di quell'Europa, Spagna, Grecia, Cipro, Romania e Slovacchia (e con loro la Russia filo-serba) non ne accettano nemmeno l'esistenza e non riconoscono l'autorità del governo e dell'amministrazione.
Prima ancora delle tensioni etniche, con la Serbia che dal 1999 reclama la regione, il problema del Kosovo, amministrato direttamente dall’ONU, è quindi di tipo istituzionale e diplomatico.  

Al di là del suo status giuridico, c’è un’altra questione ben più grave che riguarda il Kosovo: quella della droga e in particolare dell’eroina. Pristina è la testa di ponte del commercio di eroina dall’Afghanistan in Europa. Il traffico annuale di eroina afghana attraverso il Kosovo è di circa 60 tonnellate, con un giro d'affari di oltre 3 miliardi di euro. Almeno il 70% di tutta l'eroina che raggiunge l'Europa passa dal Kosovo, fatto che ha permesso alla mafia kosovara di diventare uno dei gruppi criminali più potenti in Europa. La presenza delle missioni NATO ed EULEX, evidentemente non è efficace, visto che stiamo parlando di un prospero narco-stato nel cuore dei Balcani, dove la corruzione è ad ogni livello, tanto che molti leader sono mafiosi che appartengono a clan che trafficano in eroina, o addirittura in organi. 


L’UE non potrà distogliere lo sguardo ancora a lungo sperando che il problema si risolva da sé. Dovrà invece assumere un ruolo più fattivo, sbloccando l'empasse internazionale, rafforzando la missione Eulex e investendo sulla società civile e sulla legalità. Solo così si può sperare di arrivare a un controllo sul territorio più fattivo, per stroncare le mafie locali e il commercio di droghe pesanti nel nostro continente. L'ONU ha palesemente fallito, ora sta all'Europa prendere l'iniziativa e occuparsi dei propri problemi.

19.10.13

I buchi neri dell'Europa - reprise

Lo scorso anno, prima di chiudere il vecchio blog, stavo scrivendo una "inchiesta" a puntate su quelli che definivo i buchi neri dell'Europa.
Un lavoro rimasto incompleto anche troppo a lungo e che ora intendo portare a termine. Prima però è il caso di riproporre i capitoli precedenti:
L’Europa non soffre certo solo per le beghe della gestione economica dell’Eurozona o per i problemi finanziari di alcuni Stati.
Per una prosperità interna, che riguarda tutti e 28, è necessaria una stabilità esterna.
Nel continente, però, permangono vaste e diffuse “zone d’ombra”, se non veri e propri buchi neri.
Kosovo, Trans-Nistria, Abkazia e Ossezia, Bosnia-Erzegovina, Bielorussia, Kaliningrad, Kurdistan…
Zone militarizzate con etnie contrapposte e mai del tutto pacificate, regimi dittatoriali o militari in cui democrazia e diritti umani non sono garantiti. Mercati d’armi e di droga, avamposti di contrabbando e traffici internazionali. Isole felici per corruzione e criminalità organizzata.
Gran parte dei problemi dell’UE vengono dai suoi confini esterni.
Anche se l’azione diplomatica delle istituzioni europee non si arresta mai, media e cittadini tendono a dimenticarsene.
(da Jump!: "I buchi neri dell'Europa", 13/03/2012)