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23.5.14

Più Pil per tutti? Why not?

Onestamente non capisco chi  si scandalizza per le novità introdotte nel calcolo del Pil degli stati europei. Le stime del sommerso di prostituzione, droga e contrabbando da quest’anno verranno inserite – “armonizzate” – nel calcolo della ricchezza nazionale. Male? Bene!
Per l'Istat, infatti, questo sommerso vale l’1-2% del prodotto interno lordo italiano, che tradotto in Euro vuol dire tra i 15 e i 30 miliardi annui. Vale quanto una maxi-manovra economica all'anno.
Più Pil significa inoltre un migliore rapporto deficit/Pil, quindi maggiore possibilità di spesa pubblica. Benefici che non derivano solo dal conteggio del sommerso, ma anche dallo spostamento delle spese in ricerca e sviluppo da “costi” a “investimenti”. Praticamente potremmo pagarci il tanto temuto Fiscal Compact senza sacrifici “lacrime e sangue”.
Ora, quelli che gridano “Vergogna!” lo fanno in maniera ideologica, per ragioni elettorali, oppure non ci arrivano? 

Il solo scandalo della faccenda semmai è che i nuovi parametri di calcolo della ricchezza vengano introdotti solo adesso, dopo tre anni con l’economia al palo e zero risorse a disposizione, quando bastava così poco per dare fiato all'Italia e al continente. Introdurre queste novità nel 2012 avrebbe potuto salvare delle vite.
L'aspetto inquietante della ridefinizione del calcolo del prodotto interno è che dimostra come i parametri economico-finanziari, come il Pil e il debito, sono solo convenzioni tutt'altro che perfette e come la modifica di una virgola può avere un impatto enorme sull'economia reale e sulla vita delle persone. Prima ancora di poter ragionare e discutere di teorie economiche, tuttavia, sarebbe bene essere in grado di distinguere le buone notizie da quelle cattive.

22.3.14

Veneto indipendente, la maggioranza dice sì…e ora?

Mentre attendiamo che vengano pubblicati tutti i dettagli sulle votazioni, si può già ragionare sui numeri del referendum per l’indipendenza del Veneto pubblicati dal comitato organizzatore sul sito Plebiscito.eu (organizzatori che centrano poco o nulla con la Lega Nord, lo ricordo tanto ai commentatori nazionali, quanto ai veneti “distratti”).

Questi i risultati ufficiali della consultazione: “hanno votato 2.360.235 aventi diritto, pari al 63.23% del totale del corpo elettorale veneto. Sopra i due milioni anche i sì all'indipendenza, che sono stati ben 2.102.969, pari al 89,1% dei votanti. Solo 257.266 i no, pari al 10,9%. Una valanga di sì che si traduce anche in maggioranza assoluta: calcolando pure chi non ha votato come “no”, i sì rappresentano poco più del 55% del totale degli aventi diritto voto in Veneto, dunque più della metà dell’elettorato veneto.
Un dato importantissimo. In barba allo snobismo, lo scetticismo e l’ironia suscitati dall'iniziativa nei salotti e nelle redazioni, questi numeri, se confermati –e non vedo perché non si debba darli per buoni fino a prova contraria- rendono la faccenda molto seria.

Tanto il diritto internazionale quanto quello comunitario, infatti, tutelano e promuovono l’autodeterminazione e quindi, dando per valida la consultazione appena conclusa (peraltro autorizzata dalla Regione), c’è il rischio, per l’Italia, e la speranza, per gli indipendentisti, che l’Unione Europea accolga la volontà di secessione espressa dai cittadini veneti, come d'altronde è già stato garantito per le consultazioni in Scozia e Catalogna.

Ciò anche in virtù del fatto che nei quesiti referendari collaterali sui trattati internazionali, la maggioranza dei votanti si è pronunciata per rimanere, una volta riconosciuta l’indipendenza, sia nell'UE che nella NATO (rispettivamente i sì sono stati 464.534, pari al 55,73% dei voti validi espressi e 477.312, il 64,46% dei voti).
Più risicato, ma comunque maggioritario, anche il fronte del sì al mantenimento dell’euro come valuta: 472.409 voti a favore, pari al 51,37% dei voti espressi.
Numeri importanti per capire il popolo degli indipendentisti, che si dimostrano più attaccati all'Europa che all'Italia, vista come reale responsabile della crisi e del malessere di un Nordest che non vuole essere periferia e che vede nell'Europa l’opportunità di tornare agli antichi fasti della Serenissima.

In tv e sulla stampa, opinionisti, intellettuali ed editorialisti parlano di un’idea bislacca, di leghismo, di mancanza di serietà.
Eppure, per la prima volta, i movimenti indipendentisti hanno fatto le cose seriamente. Hanno messo da parte le divisioni, dato vita a un’organizzazione pressoché perfetta e inattaccabile e hanno dimostrato un approccio pragmatico e istituzionale, distante dal folklore delle parate verde padano a cui eravamo abituati.

L'unico vero ostacolo, o meglio il muro contro cui va a sbattere ogni fermento indipendentista, è  la Costituzione italiana. Quell'Articolo 1 antidemocratico che definisce “indivisibile” l’Italia, andando contro ai principi internazionali succitati. Lo scontro si sposta sul piano giurisdizionale, dunque, e gli esiti sono tutt'altro che scontati, come si potrebbe pensare. L'Europa potrebbe perfino chiedere una modifica della Costituzione in linea con i trattati europei. Non sarebbe la prima volta nella storia che accade. 

Allora chissà, forse tra qualche settimana, qualche mese o qualche anno, anche quei commentatori politici che oggi ghignano beffardi si accorgeranno della superficialità e della supponenza con cui hanno trattato quello che, da oggi, si può obiettivamente definire “popolo veneto”.

8.3.13

La caccia al Grillo dei media italiani

Gli scriba di regime si indignano perché Grillo si concede solo alla stampa estera. Molti italiani si meravigliano dell’atteggiamento di chiusura nei confronti di tv e giornali nazionali.
<<Gli italiani devono forse leggere i giornali stranieri per sapere cosa succede nel nostro Parlamento?>>
Ma magari! L’informazione è il primo problema del Paese. Gli italiani formano la propria opinione ascoltando sempre solo la campana dei soliti tromboni prezzolati. Per questo siamo fermi a Berlusconi e Bersani: basta mettere in moto per due o tre mesi le rispettive “macchine da guerra” per polarizzare l’attenzione sui soliti highlander della politica e mantenere (o ripristinare) lo status quo.

Se tutti quanti leggessero di tanto in tanto la stampa estera si renderebbero conto della faziosità intrinseca dei nostri media. Grillo in spiaggia, insieme all’amico Stefano Benni, indossa una tuta integrale aliena per “camuffarsi” dallo stuolo di giornalisti che lo inseguono (una scena degna di Chaplin)? <<Grillo è un vigliacco>>! (ma Berlusconi e Bersani vengono rincorsi al portone di casa la mattina?)
Conferenza stampa dei capigruppo parlamentari, domanda: “favorevoli a governo tecnico?”; risposta: “è Napolitano che deve presentare una proposta. Poi la valuteremo”. I giornali: <<Grillo, sì a governo tecnico>>. Smentita di Grillo e di Crimi, seguite da ironie sulla rettifica e sulle bacchettate del “capo”. Di esempi è pieno e nuovi attacchi pretestuosi vengono creati ad hoc ogni giorno.
Da sinistra Repubblica, pronti via, inizia subito a scavare nel “torbido” presunto, da destra la D’Urso (Videonews) si inventa, al solito, “esclusive” create a tavolino. In generale, più o meno chiunque fa le pulci ai “grillini” e si attacca a ogni minimo appiglio per delegittimare la missione del Movimento 5 Stelle e la chiara volontà emersa dal voto popolare.
Il fronte dell’obbiettività è esiguo: Travaglio, Messora, Scanzi, Gomez, Stella, D’Agostino e pochi altri. Professionisti che non risparmiano critiche quando necessario, ma che non partono prevenuti perché pagati per esserlo.

Mi stupisco dello stupore degli italiani, ma non più di tanto. Proprio perché le coscienze nostrane si formano su quei media manipolati che sono la concausa dei nostri mali (il quarto potere utilizzato come forma di controllo e formazione del consenso è ciò che ha garantito 20 anni di stabilità al regime telecratico, creato da Berlusconi, reso possibile da Craxi prima e dai D’Alema-Prodi-Veltroni-Franceschini-Bersani poi).
E proprio perché, purtroppo, la percentuale di italiani che si sforza di leggere quotidiani esteri (uozz inglisc?), o almeno l’Internazionale, è purtroppo irrisoria.
Eppure è dal V2-day di cinque anni fa -per chiedere l'abolizione di Legge Gasparri, ordine dei giornalisti e finanziamento pubblico all'editoria- che il movimento di Grillo denuncia le storture quotidiane dell'informazione. Da allora, la guerra aperta contro la casta della stampa di regime non si è mai interrotta, mentre il sistema mediatico, come dimostrato dall'ultimo exploit di Berlusconi, ha retto più che bene alla crisi, le inchieste, ecc.
Come il M5S crede in una politica non più mediata, così per l’informazione. Niente più media (o “medium”) a mediare le informazioni. O meglio, filtrarle, crearle, distorcerle. La tradizionale informazione verticale è finita. Non si sfoglia più il giornale, ma gli aggregatori di social news sul tablet, con contenuti creati dagli stessi utenti.
Zombie”, “siete morti” non sono minacce violente/fasciste, come sono state interpretate da tv e giornali nazionali, ma una mera presa d’atto del crepuscolo di questa disgraziata dittatura del quarto potere in salsa italiana.

Leggi: Italy’s Beppe Grillo: Meet the Rogue Comedian Turned Kingmaker