Mentre attendiamo che vengano pubblicati tutti i dettagli
sulle votazioni, si può già ragionare sui numeri del referendum per l’indipendenza
del Veneto pubblicati dal comitato organizzatore sul sito Plebiscito.eu (organizzatori che centrano poco o nulla con la Lega Nord, lo ricordo tanto ai
commentatori nazionali, quanto ai veneti “distratti”).
Questi i risultati ufficiali della consultazione: “hanno votato 2.360.235 aventi diritto, pari al 63.23% del totale del
corpo elettorale veneto. Sopra i due milioni anche i sì all'indipendenza, che
sono stati ben 2.102.969, pari al 89,1% dei votanti. Solo 257.266 i no, pari
al 10,9%. Una valanga di sì che si traduce anche in maggioranza assoluta:
calcolando pure chi non ha votato come “no”, i sì rappresentano poco più del
55% del totale degli aventi diritto voto in Veneto, dunque più della metà dell’elettorato
veneto.”
Un dato importantissimo. In barba allo snobismo, lo
scetticismo e l’ironia suscitati dall'iniziativa nei salotti e nelle redazioni, questi numeri, se confermati –e
non vedo perché non si debba darli per buoni fino a prova contraria- rendono la faccenda molto seria.
Tanto il diritto internazionale quanto quello comunitario, infatti, tutelano e promuovono l’autodeterminazione e quindi, dando per valida la consultazione appena conclusa (peraltro autorizzata dalla Regione), c’è il rischio, per l’Italia, e la speranza, per gli indipendentisti, che l’Unione Europea accolga la volontà di secessione espressa dai cittadini veneti, come d'altronde è già stato garantito per le consultazioni in Scozia e Catalogna.
Ciò anche in virtù del fatto che nei quesiti referendari collaterali sui
trattati internazionali, la maggioranza dei votanti si è pronunciata per rimanere, una volta riconosciuta l’indipendenza, sia nell'UE che nella NATO (rispettivamente i sì sono stati 464.534, pari al 55,73% dei voti validi espressi e 477.312, il 64,46% dei voti).Tanto il diritto internazionale quanto quello comunitario, infatti, tutelano e promuovono l’autodeterminazione e quindi, dando per valida la consultazione appena conclusa (peraltro autorizzata dalla Regione), c’è il rischio, per l’Italia, e la speranza, per gli indipendentisti, che l’Unione Europea accolga la volontà di secessione espressa dai cittadini veneti, come d'altronde è già stato garantito per le consultazioni in Scozia e Catalogna.
Più risicato, ma comunque maggioritario, anche il fronte del sì al mantenimento dell’euro
come valuta: 472.409 voti a favore, pari al 51,37% dei voti espressi.
Numeri importanti per capire il popolo degli indipendentisti, che si dimostrano
più attaccati all'Europa che all'Italia, vista come reale responsabile della
crisi e del malessere di un Nordest che non vuole essere periferia e che vede nell'Europa l’opportunità di tornare agli antichi fasti della Serenissima.
In tv e sulla stampa, opinionisti, intellettuali ed editorialisti parlano di un’idea bislacca, di leghismo, di mancanza di serietà.
Eppure, per la prima volta, i movimenti indipendentisti hanno fatto le cose seriamente. Hanno messo da parte le divisioni, dato vita a un’organizzazione pressoché perfetta e inattaccabile e hanno dimostrato un approccio pragmatico e istituzionale, distante dal folklore delle parate verde padano a cui eravamo abituati.
L'unico vero ostacolo, o meglio il muro contro cui va a sbattere ogni fermento indipendentista, è la Costituzione italiana. Quell'Articolo 1 antidemocratico che definisce “indivisibile” l’Italia, andando contro ai principi internazionali succitati. Lo scontro si sposta sul piano giurisdizionale, dunque, e gli esiti sono tutt'altro che scontati, come si potrebbe pensare. L'Europa potrebbe perfino chiedere una modifica della Costituzione in linea con i trattati europei. Non sarebbe la prima volta nella storia che accade.
In tv e sulla stampa, opinionisti, intellettuali ed editorialisti parlano di un’idea bislacca, di leghismo, di mancanza di serietà.
Eppure, per la prima volta, i movimenti indipendentisti hanno fatto le cose seriamente. Hanno messo da parte le divisioni, dato vita a un’organizzazione pressoché perfetta e inattaccabile e hanno dimostrato un approccio pragmatico e istituzionale, distante dal folklore delle parate verde padano a cui eravamo abituati.
L'unico vero ostacolo, o meglio il muro contro cui va a sbattere ogni fermento indipendentista, è la Costituzione italiana. Quell'Articolo 1 antidemocratico che definisce “indivisibile” l’Italia, andando contro ai principi internazionali succitati. Lo scontro si sposta sul piano giurisdizionale, dunque, e gli esiti sono tutt'altro che scontati, come si potrebbe pensare. L'Europa potrebbe perfino chiedere una modifica della Costituzione in linea con i trattati europei. Non sarebbe la prima volta nella storia che accade.
Allora chissà, forse tra qualche settimana, qualche mese o qualche anno, anche quei commentatori politici che oggi ghignano beffardi si accorgeranno della superficialità e della supponenza con cui hanno trattato quello che, da oggi, si può obiettivamente definire “popolo veneto”.


