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17.7.13

La strada per le elezioni europee

Nel 2014 si voterà il rinnovo dell'Europarlamento. La sua composizione sarà fondamentale per definire le politiche comunitarie da qui a cinque anni, eppure non è un mistero che per gli italiani le questioni europee sono una materia oscura.
Per non arrivare come di consueto impreparati a questa importante scadenza, è bene fare un piccolo ripasso sull'organo legislativo della nostra Unione Europea.

Il Parlamento Europeo è composto da 751 eurodeputati, provenienti dai 28 Paesi membri. Ogni Paese possiede una quota di rappresentanti in proporzione al proprio numero di abitanti. Si va dalla Germania con 96 eurodeputati (la vera “ingerenza” tedesca) ai 6 deputati di Malta, Lussemburgo, Cipro ed Estonia. All’Italia ne spettano 73.

L’arco parlamentare è attualmente diviso in 8 gruppi, che ricalcano grossomodo le grandi correnti politiche.
Da sinistra a destra, abbiamo: la sinistra europea (GUE-NGL), i verdi (Verdi-ALE, dove figura anche il Partito Pirata svedese), i socialdemocratici (S&D), i liberaldemocratici (ALDE, in Italia rappresentati da radicali e Idv. Vi ricordate l’Idv?), i popolari (PPE), i conservatori (ECR, euroscettici), gli indipendentisti e nazionalisti euroscettici (EFD, la nostra Lega Nord) e infine gli indipendenti, senza un gruppo di riferimento.

Si potrebbe dire che, considerando che da soli socialdemocratici e popolari (i nostri Pd, Pdl e Udc-Scelta Civica) occupano quasi due terzi dei seggi, anche in Europa è al governo una “grande coalizione”, simile a quella guidata da Monti-Letta in Italia, o dalla Merkel in Germania.

Visto il preoccupante tasso di euro-scetticismo dovuto alla crisi finanziaria e all’austerity imposta come risposta in questi cinque anni, è probabile che nel 2014 queste forze subiranno un marcato ridimensionamento. La questione è dove si sposteranno quei voti. 

Se andranno a sinistra (GUE, Verdi-ALE, ALDE), l’UE entrerà verosimilmente in una nuova fase di riforme progressiste, se viceversa andranno verso destra (conservatori e nazionalisti euroscettici), le future politiche saranno connotate da spinte centrifughe. Per questo le prossime elezioni saranno fondamentali, perchè decideranno quale sarà la rotta: se nei 5 anni a venire risponderemo alla crisi con “più Europa” o con “meno Europa”.

L’incognita 5 stelle

Dalle passate elezioni del 2008 lo scenario politico è già mutato negli stati membri dell'UE. 
La novità più rilevante e la grande incognita per l’Europa è certamente il M5S. Con chi si schiererà? Raggiungerà i Pirati nei Verdi, considerato anche che tre delle cinque stelle rappresentano temi  di interesse ambientale? Oppure seguirà l’esempio dei partiti più “affini”, quelli di Pannella e Di Pietro, confluendo nell’ALDE? O magari, dato l’atteggiamento critico verso l’Euro e il MES, si posizionerà a destra dello scacchiere, insieme a Farage e la Lega Nord (non nego di trovare quest’ultima ipotesi quasi raccapricciante).

Conoscendo l’avversione del M5S all’accordo inteso come “inciucio”, è bene precisare che non si tratta di fare alleanze, ma di trovare dei corrispettivi europei, quali possono essere il Partito Pirata, appunto, o i Cinco de Mayo spagnoli, per dare vita a una “fase due”, attraverso il continente.
L’alternativa è presentarsi da indipendenti “non iscritti”, soluzione che, naturalmente, renderebbe più difficile qualsivoglia progetto organico a livello comunitario.

Al di là della posizione sull’Euro Grillo non si è mai pronunciato in tal senso, ma tra non molto sarà chiamato (o lo saranno gli iscritti al portale) a decidere: da che parte starà il Movimento 5 Stelle?

6.6.13

Moretti, la Carfagna di sinistra?

C’era una volta un’assessora acqua e sapone di un piccolo capoluogo veneto.
Come abbia fatto Alessandra Moretti a diventare parlamentare resta un mistero per i più. Per giustificare questa svolta repentina nella carriera politica dell’ex vicesindaco di Vicenza, inizialmente si è ricorso alla favola della giovane pasionaria premiata per l’impegno e baciata dalla fortuna.
Ma davvero per entrare nello staff di Bersani e nel listino bloccato per Montecitorio basta così poco? Qualche esperto di marketing avrà sicuramente pensato che l’aria leggiadra e gli occhioni da cerbiatta sono utili mediaticamente a rinverdire l’immagine del Pd e rimuovere (almeno temporaneamente) il pensiero della Bindi. Tuttavia è pur vero che più di una volta la Moretti è incorsa in gaffe e contraddizioni, e al di là dell’aspetto “scenico” non ha dimostrato particolare acume politico. Inoltre, volendo credere al racconto del colpo di fortuna, manca ancora un passaggio: quello dalle sale di Palazzo Trissino agli studi di Ballarò. 
Come si spiega tale “salto”? Ebbene, da tempo gira voce che la beltà della Moretti abbia suscitato interesse tra i dirigenti Pd, prima che tra i loro spin doctor. 

All’origine della repentina ascesa ci sarebbe un colpo di fulmine con un importante “esponente” dell’entourage di Bersani. Una storia travolgente al punto da convincere la Moretti a trasferirsi a Roma e abbandonare il talamo nuziale. Così si mormora, sempre più insistentemente. Una tesi plausibile, oltre che comprensibile. Quanti di noi rinuncerebbero alla quotidianità della grigia provincia, per la ribalta nazionale, le comparsate in tutti i programmi Raiset, le interviste a Vanity Fair ("ma perché mi guardate sempre gli occhi?" ha chiesto civettuola all'intervistatore) e privilegi vari, tra i quali un lauto vitalizio a fine legislatura?

La pratica dei giudizi morali è fastidiosa e la lascio volentieri a tromboni più autorevoli. Piuttosto, è interessante a livello politico notare una certa affinità con l’exploit di Mara Carfagna ai tempi dell’affaire clandestino (ma neanche tanto) con Italo Bocchino.
Immagino già le proteste da sinistra per questo accostamento, le accuse di qualunquismo, maschilismo e chi più ne ha più ne metta. Nulla di tutto questo, ma visto che persino Letta pretende trasparenza su tutto e tutti sembra giusto riportare voci sempre più insistenti, che da dicerie di paese stanno trovando conferme anche in ambienti giornalistici e nei salotti romani.
Si apre ora la caccia al nome: se davvero la realtà è questa chi sarà il Pigmalione dell'ex vicesindaco vicentino, il Mister X di stretta osservanza bersaniana, grande artefice dell'irresistibile successo politico della Moretti?

28.4.13

PDmenoSEL


Sillogismo politico all’italiana:
Il Pd (presunto centrosinistra) si presenta alle elezioni insieme a Sel (presunta sinistra).
Il premio di maggioranza, grazie alla legge elettorale “porcata”, va alle coalizioni.
Il Pd "non-vince", ma grazie anche ai voti di Sel prende il premio di maggioranza.
Il Pd, con i suoi 200 parlamentari "bonus", preferisce il Presidente della Casta a un illustre rappresentante della Sinistra, con la S maiuscola, sostenuto anche da Sel.
Con la benedizione del reo-eletto Napolitano, il Pd forma il governo insieme al detestato (?) Pdl (presunto centrodestra)
Sel rompe (?) l’alleanza con il Pd e passa all’opposizione nell'indifferenza degli ex alleati gongolanti.

© Beppe Mora
Non intendo arrivare a dare la colpa a Sel per avere contribuito a portare al potere i superstiti del governo “ABC”, oggi più propriamente “ALM”.
Penso sia importante che i passaggi che hanno condotto alla definitiva "morte della rappresentanza democratica" restino bene impressi nella memoria degli ingenui elettori sia di Sel che del Pd.
Mi chiedo cosa pensino in queste ore soprattutto i secondi. Staranno festeggiando come i pennivendoli di partito, per la serie "l'importante è governare", oppure si sentiranno traditi? Sono perseguitati dal fantasma di Berlusconi che li ringrazia? Saranno democraticamente divisi tra idealisti e arrivisti?
Dopo il triste teatrino delle ultime settimane, cosa resta dell'elettorato del PDmenoSEL?