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8.10.13

Le grane a 5 stelle di Galan

La presenza del M5S in Parlamento non dà pensieri ai partiti di maggioranza solo per la protesta a difesa dell’articolo 138 e per l’intervento di Fico in Rai.
Sottobanco si sta consumando un piccolo caso in Commissione Cultura, presieduta da Giancarlo Galan, già Ministro dei Beni Culturali durante l’ultimo governo Berlusconi.
La settimana scorsa i parlamentari pentastellati hanno diffuso in rete un video “pirata” della discussione, a testimoniare l’invidiabile record di 134 emendamenti “discussi” in 40 minuti, uno ogni 20 secondi.

Un “meccanismo infernale” che blinda i decreti del governo negando alle minoranze la possibilità di intervenire sul testo. Il video dimostra come effettivamente, il meccanico esercizio di lettura rapida di Galan lasci ai presenti a malapena il tempo di voltare pagina per leggere il solo titolo dell’emendamento da votare.


A distanza di una settimana sono gli stessi parlamentari del M5S a raccontare che “alla Camera è scoppiata una gazzarra inverosimile, partiti scandalizzati, deputati indignati e offesi e la solita sequenza di lettere di richiamo che tocca ai nostri "indisciplinati" portavoce un giorno sì e un giorno no”.

I 5 stelle da canto loro rilanciano e dichiarano di voler evitare “di essere costretti a produrre altri "video pirata" per informare i cittadini di cosa accade nelle Commissioni dove si decidono leggi ed emendamenti”.  

Segue la lettera inviata dai portavoce in commissione cultura ai presidenti di commissione e alla presidente Boldrini, per chiedere che “le future sedute della VII Commissione cultura, a partire dal ricevimento di questa richiesta, siano documentate attraverso il servizio di telecamere a circuito chiuso per garantire ai cittadini trasparenza ed una partecipazione, senza alcun filtro, alla vita politica del loro Paese”.

6.6.13

Moretti, la Carfagna di sinistra?

C’era una volta un’assessora acqua e sapone di un piccolo capoluogo veneto.
Come abbia fatto Alessandra Moretti a diventare parlamentare resta un mistero per i più. Per giustificare questa svolta repentina nella carriera politica dell’ex vicesindaco di Vicenza, inizialmente si è ricorso alla favola della giovane pasionaria premiata per l’impegno e baciata dalla fortuna.
Ma davvero per entrare nello staff di Bersani e nel listino bloccato per Montecitorio basta così poco? Qualche esperto di marketing avrà sicuramente pensato che l’aria leggiadra e gli occhioni da cerbiatta sono utili mediaticamente a rinverdire l’immagine del Pd e rimuovere (almeno temporaneamente) il pensiero della Bindi. Tuttavia è pur vero che più di una volta la Moretti è incorsa in gaffe e contraddizioni, e al di là dell’aspetto “scenico” non ha dimostrato particolare acume politico. Inoltre, volendo credere al racconto del colpo di fortuna, manca ancora un passaggio: quello dalle sale di Palazzo Trissino agli studi di Ballarò. 
Come si spiega tale “salto”? Ebbene, da tempo gira voce che la beltà della Moretti abbia suscitato interesse tra i dirigenti Pd, prima che tra i loro spin doctor. 

All’origine della repentina ascesa ci sarebbe un colpo di fulmine con un importante “esponente” dell’entourage di Bersani. Una storia travolgente al punto da convincere la Moretti a trasferirsi a Roma e abbandonare il talamo nuziale. Così si mormora, sempre più insistentemente. Una tesi plausibile, oltre che comprensibile. Quanti di noi rinuncerebbero alla quotidianità della grigia provincia, per la ribalta nazionale, le comparsate in tutti i programmi Raiset, le interviste a Vanity Fair ("ma perché mi guardate sempre gli occhi?" ha chiesto civettuola all'intervistatore) e privilegi vari, tra i quali un lauto vitalizio a fine legislatura?

La pratica dei giudizi morali è fastidiosa e la lascio volentieri a tromboni più autorevoli. Piuttosto, è interessante a livello politico notare una certa affinità con l’exploit di Mara Carfagna ai tempi dell’affaire clandestino (ma neanche tanto) con Italo Bocchino.
Immagino già le proteste da sinistra per questo accostamento, le accuse di qualunquismo, maschilismo e chi più ne ha più ne metta. Nulla di tutto questo, ma visto che persino Letta pretende trasparenza su tutto e tutti sembra giusto riportare voci sempre più insistenti, che da dicerie di paese stanno trovando conferme anche in ambienti giornalistici e nei salotti romani.
Si apre ora la caccia al nome: se davvero la realtà è questa chi sarà il Pigmalione dell'ex vicesindaco vicentino, il Mister X di stretta osservanza bersaniana, grande artefice dell'irresistibile successo politico della Moretti?

26.5.13

Grillo e il M5S in 15 minuti

Il video allegato è un estratto del comizio di Beppe Grillo in Piazza del Popolo a Roma, per la chiusura della campagna elettorale per le amministrative 2013.
15 minuti per capire il fenomeno M5S le ragioni della sua diffusione inarrestabile, comprendere il pensiero e il ruolo di Grillo, conoscere le battaglie e le proposte dei parlamentari 5 stelle, passate in sordina dalla stampa in questi mesi.
Un Beppe Grillo impetuoso, una piazza stracolma e carica, un movimento di persone che fa tremare i politici nei palazzi e nelle loro piazza vuote.
Quella del Movimento 5 Stelle è una guerra di civiltà e gli avversari sono i partiti e i loro media, paravento delle lobby. Basta finti buoni contro finti cattivi. Ora è noi contro di loro.
Loro non si arrenderanno, ma hanno già perso.

Video integrale: http://www.youtube.com/watch?v=iYIO36It1bI


28.4.13

PDmenoSEL


Sillogismo politico all’italiana:
Il Pd (presunto centrosinistra) si presenta alle elezioni insieme a Sel (presunta sinistra).
Il premio di maggioranza, grazie alla legge elettorale “porcata”, va alle coalizioni.
Il Pd "non-vince", ma grazie anche ai voti di Sel prende il premio di maggioranza.
Il Pd, con i suoi 200 parlamentari "bonus", preferisce il Presidente della Casta a un illustre rappresentante della Sinistra, con la S maiuscola, sostenuto anche da Sel.
Con la benedizione del reo-eletto Napolitano, il Pd forma il governo insieme al detestato (?) Pdl (presunto centrodestra)
Sel rompe (?) l’alleanza con il Pd e passa all’opposizione nell'indifferenza degli ex alleati gongolanti.

© Beppe Mora
Non intendo arrivare a dare la colpa a Sel per avere contribuito a portare al potere i superstiti del governo “ABC”, oggi più propriamente “ALM”.
Penso sia importante che i passaggi che hanno condotto alla definitiva "morte della rappresentanza democratica" restino bene impressi nella memoria degli ingenui elettori sia di Sel che del Pd.
Mi chiedo cosa pensino in queste ore soprattutto i secondi. Staranno festeggiando come i pennivendoli di partito, per la serie "l'importante è governare", oppure si sentiranno traditi? Sono perseguitati dal fantasma di Berlusconi che li ringrazia? Saranno democraticamente divisi tra idealisti e arrivisti?
Dopo il triste teatrino delle ultime settimane, cosa resta dell'elettorato del PDmenoSEL?


18.4.13

La sinistra che non c’è


Dal giorno delle elezioni, dirigenti, stampa e militanti della sedicente “sinistra” prendono di mira M5S, facendo della coerenza una colpa. Insieme a loro diversi presunti elettori minacciano di “non rinnovare la fiducia al prossimo turno” nei confronti dei pentastellati.
Bene! Meglio! Perché di persone così, che danno il proprio voto senza sapere cosa votano, o magari cosa vogliono, non sappiamo che farcene. Vogliamo cittadini consapevoli, non persone che votano un movimento di rottura totale e cinque giorni dopo iniziano la nenia “trovate un accordo con Bersani”. Ma come?!
E’ ormai due mesi che va avanti la pantomima dei partiti del governo ABC di Monti. Hanno votato uniti e compatti ogni legge per oltre un anno e ora fanno gli schizzinosi per timore di perdere la faccia davanti agli elettori. E così scaricano la colpa sul M5S, colpevole di “non pensare al bene del Paese". Invece, lor signori del Pd a cosa hanno pensato, da 5 anni? Si sono limitati a interpretare il ruolo di esercito del bene contro il mostro Berlusconi, senza un disegno politico, senza proporre un'alternativa  La verità è che con tutta probabilità, la quadra sul Governo si troverà dopo l’elezione del Presidente della Repubblica. Altro capolavoro che sta portando a compimento la dirigenza Pd.
Non mi pronuncio sulla rosa di nomi espressa: D’Alema, Amato e Marini. Mi liimito a far notare come dopo queste lunghe settimane di critica al populismo (?) e la malapolitica (??) dei grillini, il Pd sta dimostrando egregiamente come funziona e come ragiona il PD, perché l’accordo non era possibile e anche perché il M5S si è reso necessario come forza politica nel 2009.

In quattro anni nulla è cambiato. Tanto in Italia quanto nel centrosinistra. Anzi, qualcosa lì è cambiato, si chiama Renzi, il Gianburrasca democratico, perennemente all’angolo, in punizione per le sue vedute progressiste e le sporadiche prese di posizione di buonsenso.
Il sindaco del debito di Firenze ieri ha ribadito il nyet a Marini, il candidato Pd che piace a Berlusconi, scelto come precondizione per l’inciucio di governo che ci attende. Insieme a lui si sfila Ignazio Marino, che fa sapere via Twitter che voterà Rodotà, il candidato del M5S. E insieme a lui, anche Sel, rende noto che darà il voto al professore calabrese.
La sinistra italiana è davvero tragicomica e né quel che resta della base né i vertici sembrano rendersene ancora conto. Decine di correnti più o meno ideologiche, più o meno personalistiche, in continua gara per “chi è più di sinistra”, mentre di politiche riformiste non si vede l’ombra, di rinunce ai privilegi nemmeno, di prese di posizione forte men che meno. Una discrasia rispetto al famoso “Paese reale”, che alla fine porta i più avveduti (o i più furbi) a ripiegare sulle posizioni, assai più democratiche e vicine alla sensibilità comune, degli odiati grilli.
Vedremo come andrà a finire questa votazione: se sarà eletto Marini, il Presidente della Casta, o se vincerà Rodotà, il Presidente della gente.

Corollario locale: Vicenza, come scritto nell’articolo precedente, è uno spaccato fedele della situazione romana, con il partito unico sinistra-centro-destra, grigio come i suoi rappresentanti e il cemento che propinano ovunque come unica forma di sviluppo, e una sinistra radicale inesistente, reattiva solo quando si tratta di attaccare noi (che pur ci battiamo per l’ambiente e i diritti civili, come una volta loro).
I compagni fedeli alla linea (quale?) sono rimasti in letargo per l’intero mandato di Variati. Una volta entrati nei locali del Bocciodromo, la sola “compensazione” vista a Vicenza dall’inizio dei lavori al Dal Molin, ci si sono chiusi dentro, come in una riserva indiana. E come gli indiani vanno verso l’estinzione, mentre sostengono con la kefia al collo l’omologo cittadino di Mario Monti, il sindaco dell’inciucio eterno, che dura da 30 anni. Nessuna autocritica e anzi, dito puntato contro noi, che nella loro testa saremmo responsabili della loro inesistenza politica. Hasta la catastrofe, siempre.