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22.3.14

Veneto indipendente, la maggioranza dice sì…e ora?

Mentre attendiamo che vengano pubblicati tutti i dettagli sulle votazioni, si può già ragionare sui numeri del referendum per l’indipendenza del Veneto pubblicati dal comitato organizzatore sul sito Plebiscito.eu (organizzatori che centrano poco o nulla con la Lega Nord, lo ricordo tanto ai commentatori nazionali, quanto ai veneti “distratti”).

Questi i risultati ufficiali della consultazione: “hanno votato 2.360.235 aventi diritto, pari al 63.23% del totale del corpo elettorale veneto. Sopra i due milioni anche i sì all'indipendenza, che sono stati ben 2.102.969, pari al 89,1% dei votanti. Solo 257.266 i no, pari al 10,9%. Una valanga di sì che si traduce anche in maggioranza assoluta: calcolando pure chi non ha votato come “no”, i sì rappresentano poco più del 55% del totale degli aventi diritto voto in Veneto, dunque più della metà dell’elettorato veneto.
Un dato importantissimo. In barba allo snobismo, lo scetticismo e l’ironia suscitati dall'iniziativa nei salotti e nelle redazioni, questi numeri, se confermati –e non vedo perché non si debba darli per buoni fino a prova contraria- rendono la faccenda molto seria.

Tanto il diritto internazionale quanto quello comunitario, infatti, tutelano e promuovono l’autodeterminazione e quindi, dando per valida la consultazione appena conclusa (peraltro autorizzata dalla Regione), c’è il rischio, per l’Italia, e la speranza, per gli indipendentisti, che l’Unione Europea accolga la volontà di secessione espressa dai cittadini veneti, come d'altronde è già stato garantito per le consultazioni in Scozia e Catalogna.

Ciò anche in virtù del fatto che nei quesiti referendari collaterali sui trattati internazionali, la maggioranza dei votanti si è pronunciata per rimanere, una volta riconosciuta l’indipendenza, sia nell'UE che nella NATO (rispettivamente i sì sono stati 464.534, pari al 55,73% dei voti validi espressi e 477.312, il 64,46% dei voti).
Più risicato, ma comunque maggioritario, anche il fronte del sì al mantenimento dell’euro come valuta: 472.409 voti a favore, pari al 51,37% dei voti espressi.
Numeri importanti per capire il popolo degli indipendentisti, che si dimostrano più attaccati all'Europa che all'Italia, vista come reale responsabile della crisi e del malessere di un Nordest che non vuole essere periferia e che vede nell'Europa l’opportunità di tornare agli antichi fasti della Serenissima.

In tv e sulla stampa, opinionisti, intellettuali ed editorialisti parlano di un’idea bislacca, di leghismo, di mancanza di serietà.
Eppure, per la prima volta, i movimenti indipendentisti hanno fatto le cose seriamente. Hanno messo da parte le divisioni, dato vita a un’organizzazione pressoché perfetta e inattaccabile e hanno dimostrato un approccio pragmatico e istituzionale, distante dal folklore delle parate verde padano a cui eravamo abituati.

L'unico vero ostacolo, o meglio il muro contro cui va a sbattere ogni fermento indipendentista, è  la Costituzione italiana. Quell'Articolo 1 antidemocratico che definisce “indivisibile” l’Italia, andando contro ai principi internazionali succitati. Lo scontro si sposta sul piano giurisdizionale, dunque, e gli esiti sono tutt'altro che scontati, come si potrebbe pensare. L'Europa potrebbe perfino chiedere una modifica della Costituzione in linea con i trattati europei. Non sarebbe la prima volta nella storia che accade. 

Allora chissà, forse tra qualche settimana, qualche mese o qualche anno, anche quei commentatori politici che oggi ghignano beffardi si accorgeranno della superficialità e della supponenza con cui hanno trattato quello che, da oggi, si può obiettivamente definire “popolo veneto”.

8.10.13

Le grane a 5 stelle di Galan

La presenza del M5S in Parlamento non dà pensieri ai partiti di maggioranza solo per la protesta a difesa dell’articolo 138 e per l’intervento di Fico in Rai.
Sottobanco si sta consumando un piccolo caso in Commissione Cultura, presieduta da Giancarlo Galan, già Ministro dei Beni Culturali durante l’ultimo governo Berlusconi.
La settimana scorsa i parlamentari pentastellati hanno diffuso in rete un video “pirata” della discussione, a testimoniare l’invidiabile record di 134 emendamenti “discussi” in 40 minuti, uno ogni 20 secondi.

Un “meccanismo infernale” che blinda i decreti del governo negando alle minoranze la possibilità di intervenire sul testo. Il video dimostra come effettivamente, il meccanico esercizio di lettura rapida di Galan lasci ai presenti a malapena il tempo di voltare pagina per leggere il solo titolo dell’emendamento da votare.


A distanza di una settimana sono gli stessi parlamentari del M5S a raccontare che “alla Camera è scoppiata una gazzarra inverosimile, partiti scandalizzati, deputati indignati e offesi e la solita sequenza di lettere di richiamo che tocca ai nostri "indisciplinati" portavoce un giorno sì e un giorno no”.

I 5 stelle da canto loro rilanciano e dichiarano di voler evitare “di essere costretti a produrre altri "video pirata" per informare i cittadini di cosa accade nelle Commissioni dove si decidono leggi ed emendamenti”.  

Segue la lettera inviata dai portavoce in commissione cultura ai presidenti di commissione e alla presidente Boldrini, per chiedere che “le future sedute della VII Commissione cultura, a partire dal ricevimento di questa richiesta, siano documentate attraverso il servizio di telecamere a circuito chiuso per garantire ai cittadini trasparenza ed una partecipazione, senza alcun filtro, alla vita politica del loro Paese”.