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28.5.13

Dopo il voto: gli italiani, la tv e la politica

Con queste elezioni gli italiani hanno dimostrato di formare ancora la propria opinione politica su tv (soprattutto) e sui giornali di partito (o “di parte”). Questo va riconosciuto dal M5S, ma non tanto per dire “andiamo tutti in tv” a recuperare il gap, quanto per essere ancora più critici con la stampa, andando in fondo con la lotta per eliminare i pilastri su cui si fonda il “regime”: i finanziamenti pubblici e l’ordine dei giornalisti, oltre alla tv "partitocentrica" del duopolio Raiset.
Il problema non sono, infatti “i giornalisti” in sé. Il problema è che la stragrande maggioranza difende degli interessi di parte, per vocazione o per contratto, proprio di quei gruppi di potere che tengono inchiodato questo Paese e a cui abbiamo dichiarato guerra.

Formigli, Telese, Gruber, Annunziata, Santoro, Berlinguer, Mulè, Sallusti, Toti, Giordano...hanno avuto ciò che volevano. Hanno azzoppato (credono) il solo nemico dei partiti, facendo credere al cosiddetto popolo che il M5S è comandato da un buffone che guarda agli elettori come spettatori di un suo monologo. E gli attivisti, quelli che fanno politica? Sono degli inesperti, indottrinati senza libertà di parola (solo perché schifiamo cotanto giornalismo).

E gli italiani? Da superficiali disinteressati, si bevono tutto, come si bevono Ruby o qualsiasi cosa venga fuori da Porta a Porta (o Santoro, fa lo stesso).
Peccato che ripetere slogan e balle non risolve i problemi in cui siamo almeno dal 2008. La “crisi che non esisteva” è ancora in atto e può solo peggiorare continuando a sostenere l’ordine prestabilito.
Il tempo ci darà ragione dimostrando la bontà delle battaglie che portiamo avanti in Parlamento e sul territorio. L’impegno di tutti va ora rivolto a lavorare in rete con i portavoce eletti a proposte e progetti per le nostre città.

Per il M5S nulla è perduto. Sappiamo bene che, come dimostrato da David Borrelli a Treviso, anche un solo cittadino nel palazzo è sufficiente a fare la differenza, a portare trasparenza e innovazione. Prendiamo atto che lo zoccolo duro del nostro elettorato, quello che ha capito il nostro messaggio, non è ancora così numeroso come pensavamo. Molti sono ancora permeabili e passivi davanti alla forza dei media

Il nostro sentiero è comunque tracciato. "Loro non si arrenderanno mai, noi neppure" non è solo uno slogan. Non ci fermeremo certo ora. Siamo solo all'inizio.
Non smettete di informarvi ed essere curiosi!
Il cambiamento sta a tutti noi.

8.3.13

La caccia al Grillo dei media italiani

Gli scriba di regime si indignano perché Grillo si concede solo alla stampa estera. Molti italiani si meravigliano dell’atteggiamento di chiusura nei confronti di tv e giornali nazionali.
<<Gli italiani devono forse leggere i giornali stranieri per sapere cosa succede nel nostro Parlamento?>>
Ma magari! L’informazione è il primo problema del Paese. Gli italiani formano la propria opinione ascoltando sempre solo la campana dei soliti tromboni prezzolati. Per questo siamo fermi a Berlusconi e Bersani: basta mettere in moto per due o tre mesi le rispettive “macchine da guerra” per polarizzare l’attenzione sui soliti highlander della politica e mantenere (o ripristinare) lo status quo.

Se tutti quanti leggessero di tanto in tanto la stampa estera si renderebbero conto della faziosità intrinseca dei nostri media. Grillo in spiaggia, insieme all’amico Stefano Benni, indossa una tuta integrale aliena per “camuffarsi” dallo stuolo di giornalisti che lo inseguono (una scena degna di Chaplin)? <<Grillo è un vigliacco>>! (ma Berlusconi e Bersani vengono rincorsi al portone di casa la mattina?)
Conferenza stampa dei capigruppo parlamentari, domanda: “favorevoli a governo tecnico?”; risposta: “è Napolitano che deve presentare una proposta. Poi la valuteremo”. I giornali: <<Grillo, sì a governo tecnico>>. Smentita di Grillo e di Crimi, seguite da ironie sulla rettifica e sulle bacchettate del “capo”. Di esempi è pieno e nuovi attacchi pretestuosi vengono creati ad hoc ogni giorno.
Da sinistra Repubblica, pronti via, inizia subito a scavare nel “torbido” presunto, da destra la D’Urso (Videonews) si inventa, al solito, “esclusive” create a tavolino. In generale, più o meno chiunque fa le pulci ai “grillini” e si attacca a ogni minimo appiglio per delegittimare la missione del Movimento 5 Stelle e la chiara volontà emersa dal voto popolare.
Il fronte dell’obbiettività è esiguo: Travaglio, Messora, Scanzi, Gomez, Stella, D’Agostino e pochi altri. Professionisti che non risparmiano critiche quando necessario, ma che non partono prevenuti perché pagati per esserlo.

Mi stupisco dello stupore degli italiani, ma non più di tanto. Proprio perché le coscienze nostrane si formano su quei media manipolati che sono la concausa dei nostri mali (il quarto potere utilizzato come forma di controllo e formazione del consenso è ciò che ha garantito 20 anni di stabilità al regime telecratico, creato da Berlusconi, reso possibile da Craxi prima e dai D’Alema-Prodi-Veltroni-Franceschini-Bersani poi).
E proprio perché, purtroppo, la percentuale di italiani che si sforza di leggere quotidiani esteri (uozz inglisc?), o almeno l’Internazionale, è purtroppo irrisoria.
Eppure è dal V2-day di cinque anni fa -per chiedere l'abolizione di Legge Gasparri, ordine dei giornalisti e finanziamento pubblico all'editoria- che il movimento di Grillo denuncia le storture quotidiane dell'informazione. Da allora, la guerra aperta contro la casta della stampa di regime non si è mai interrotta, mentre il sistema mediatico, come dimostrato dall'ultimo exploit di Berlusconi, ha retto più che bene alla crisi, le inchieste, ecc.
Come il M5S crede in una politica non più mediata, così per l’informazione. Niente più media (o “medium”) a mediare le informazioni. O meglio, filtrarle, crearle, distorcerle. La tradizionale informazione verticale è finita. Non si sfoglia più il giornale, ma gli aggregatori di social news sul tablet, con contenuti creati dagli stessi utenti.
Zombie”, “siete morti” non sono minacce violente/fasciste, come sono state interpretate da tv e giornali nazionali, ma una mera presa d’atto del crepuscolo di questa disgraziata dittatura del quarto potere in salsa italiana.

Leggi: Italy’s Beppe Grillo: Meet the Rogue Comedian Turned Kingmaker