Con queste elezioni gli italiani hanno dimostrato di
formare ancora la propria opinione politica su tv (soprattutto) e sui giornali
di partito (o “di parte”). Questo va riconosciuto dal M5S, ma non tanto per
dire “andiamo tutti in tv” a recuperare il gap, quanto per essere ancora più
critici con la stampa, andando in fondo con la lotta per eliminare i pilastri su cui si fonda il “regime”: i finanziamenti pubblici e l’ordine dei
giornalisti, oltre alla tv "partitocentrica" del duopolio Raiset.
Il problema non sono, infatti “i giornalisti” in sé. Il problema
è che la stragrande maggioranza difende degli interessi di parte, per vocazione
o per contratto, proprio di quei gruppi di potere che tengono inchiodato questo
Paese e a cui abbiamo dichiarato guerra.
Formigli, Telese, Gruber, Annunziata, Santoro,
Berlinguer, Mulè, Sallusti, Toti, Giordano...hanno avuto ciò che volevano.
Hanno azzoppato (credono) il solo nemico dei partiti, facendo credere al
cosiddetto popolo che il M5S è comandato da un buffone che guarda agli elettori
come spettatori di un suo monologo. E gli attivisti, quelli che fanno politica?
Sono degli inesperti, indottrinati senza libertà di parola (solo perché schifiamo
cotanto giornalismo).
E gli italiani? Da superficiali disinteressati, si bevono
tutto, come si bevono Ruby o qualsiasi cosa venga fuori da Porta a Porta (o
Santoro, fa lo stesso).
Peccato che ripetere slogan e balle non risolve i
problemi in cui siamo almeno dal 2008. La “crisi che non esisteva” è ancora in
atto e può solo peggiorare continuando a sostenere l’ordine prestabilito.
Il tempo ci darà ragione dimostrando la bontà delle
battaglie che portiamo avanti in Parlamento e sul territorio. L’impegno di
tutti va ora rivolto a lavorare in rete con i portavoce eletti a proposte e
progetti per le nostre città.
Per il M5S nulla è perduto. Sappiamo bene che, come
dimostrato da David Borrelli a Treviso, anche un solo cittadino nel palazzo è
sufficiente a fare la differenza, a portare trasparenza e innovazione.
Prendiamo atto che lo zoccolo duro del nostro elettorato, quello che ha capito
il nostro messaggio, non è ancora così numeroso come pensavamo. Molti sono
ancora permeabili
e passivi davanti alla forza dei media
Il nostro sentiero è comunque tracciato. "Loro non si arrenderanno
mai, noi neppure" non è solo uno slogan. Non ci fermeremo certo ora. Siamo solo all'inizio.
Non smettete di informarvi ed essere curiosi!
Il cambiamento sta a tutti noi.
Non smettete di informarvi ed essere curiosi!
Il cambiamento sta a tutti noi.