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6.6.13

Moretti, la Carfagna di sinistra?

C’era una volta un’assessora acqua e sapone di un piccolo capoluogo veneto.
Come abbia fatto Alessandra Moretti a diventare parlamentare resta un mistero per i più. Per giustificare questa svolta repentina nella carriera politica dell’ex vicesindaco di Vicenza, inizialmente si è ricorso alla favola della giovane pasionaria premiata per l’impegno e baciata dalla fortuna.
Ma davvero per entrare nello staff di Bersani e nel listino bloccato per Montecitorio basta così poco? Qualche esperto di marketing avrà sicuramente pensato che l’aria leggiadra e gli occhioni da cerbiatta sono utili mediaticamente a rinverdire l’immagine del Pd e rimuovere (almeno temporaneamente) il pensiero della Bindi. Tuttavia è pur vero che più di una volta la Moretti è incorsa in gaffe e contraddizioni, e al di là dell’aspetto “scenico” non ha dimostrato particolare acume politico. Inoltre, volendo credere al racconto del colpo di fortuna, manca ancora un passaggio: quello dalle sale di Palazzo Trissino agli studi di Ballarò. 
Come si spiega tale “salto”? Ebbene, da tempo gira voce che la beltà della Moretti abbia suscitato interesse tra i dirigenti Pd, prima che tra i loro spin doctor. 

All’origine della repentina ascesa ci sarebbe un colpo di fulmine con un importante “esponente” dell’entourage di Bersani. Una storia travolgente al punto da convincere la Moretti a trasferirsi a Roma e abbandonare il talamo nuziale. Così si mormora, sempre più insistentemente. Una tesi plausibile, oltre che comprensibile. Quanti di noi rinuncerebbero alla quotidianità della grigia provincia, per la ribalta nazionale, le comparsate in tutti i programmi Raiset, le interviste a Vanity Fair ("ma perché mi guardate sempre gli occhi?" ha chiesto civettuola all'intervistatore) e privilegi vari, tra i quali un lauto vitalizio a fine legislatura?

La pratica dei giudizi morali è fastidiosa e la lascio volentieri a tromboni più autorevoli. Piuttosto, è interessante a livello politico notare una certa affinità con l’exploit di Mara Carfagna ai tempi dell’affaire clandestino (ma neanche tanto) con Italo Bocchino.
Immagino già le proteste da sinistra per questo accostamento, le accuse di qualunquismo, maschilismo e chi più ne ha più ne metta. Nulla di tutto questo, ma visto che persino Letta pretende trasparenza su tutto e tutti sembra giusto riportare voci sempre più insistenti, che da dicerie di paese stanno trovando conferme anche in ambienti giornalistici e nei salotti romani.
Si apre ora la caccia al nome: se davvero la realtà è questa chi sarà il Pigmalione dell'ex vicesindaco vicentino, il Mister X di stretta osservanza bersaniana, grande artefice dell'irresistibile successo politico della Moretti?

18.4.13

La sinistra che non c’è


Dal giorno delle elezioni, dirigenti, stampa e militanti della sedicente “sinistra” prendono di mira M5S, facendo della coerenza una colpa. Insieme a loro diversi presunti elettori minacciano di “non rinnovare la fiducia al prossimo turno” nei confronti dei pentastellati.
Bene! Meglio! Perché di persone così, che danno il proprio voto senza sapere cosa votano, o magari cosa vogliono, non sappiamo che farcene. Vogliamo cittadini consapevoli, non persone che votano un movimento di rottura totale e cinque giorni dopo iniziano la nenia “trovate un accordo con Bersani”. Ma come?!
E’ ormai due mesi che va avanti la pantomima dei partiti del governo ABC di Monti. Hanno votato uniti e compatti ogni legge per oltre un anno e ora fanno gli schizzinosi per timore di perdere la faccia davanti agli elettori. E così scaricano la colpa sul M5S, colpevole di “non pensare al bene del Paese". Invece, lor signori del Pd a cosa hanno pensato, da 5 anni? Si sono limitati a interpretare il ruolo di esercito del bene contro il mostro Berlusconi, senza un disegno politico, senza proporre un'alternativa  La verità è che con tutta probabilità, la quadra sul Governo si troverà dopo l’elezione del Presidente della Repubblica. Altro capolavoro che sta portando a compimento la dirigenza Pd.
Non mi pronuncio sulla rosa di nomi espressa: D’Alema, Amato e Marini. Mi liimito a far notare come dopo queste lunghe settimane di critica al populismo (?) e la malapolitica (??) dei grillini, il Pd sta dimostrando egregiamente come funziona e come ragiona il PD, perché l’accordo non era possibile e anche perché il M5S si è reso necessario come forza politica nel 2009.

In quattro anni nulla è cambiato. Tanto in Italia quanto nel centrosinistra. Anzi, qualcosa lì è cambiato, si chiama Renzi, il Gianburrasca democratico, perennemente all’angolo, in punizione per le sue vedute progressiste e le sporadiche prese di posizione di buonsenso.
Il sindaco del debito di Firenze ieri ha ribadito il nyet a Marini, il candidato Pd che piace a Berlusconi, scelto come precondizione per l’inciucio di governo che ci attende. Insieme a lui si sfila Ignazio Marino, che fa sapere via Twitter che voterà Rodotà, il candidato del M5S. E insieme a lui, anche Sel, rende noto che darà il voto al professore calabrese.
La sinistra italiana è davvero tragicomica e né quel che resta della base né i vertici sembrano rendersene ancora conto. Decine di correnti più o meno ideologiche, più o meno personalistiche, in continua gara per “chi è più di sinistra”, mentre di politiche riformiste non si vede l’ombra, di rinunce ai privilegi nemmeno, di prese di posizione forte men che meno. Una discrasia rispetto al famoso “Paese reale”, che alla fine porta i più avveduti (o i più furbi) a ripiegare sulle posizioni, assai più democratiche e vicine alla sensibilità comune, degli odiati grilli.
Vedremo come andrà a finire questa votazione: se sarà eletto Marini, il Presidente della Casta, o se vincerà Rodotà, il Presidente della gente.

Corollario locale: Vicenza, come scritto nell’articolo precedente, è uno spaccato fedele della situazione romana, con il partito unico sinistra-centro-destra, grigio come i suoi rappresentanti e il cemento che propinano ovunque come unica forma di sviluppo, e una sinistra radicale inesistente, reattiva solo quando si tratta di attaccare noi (che pur ci battiamo per l’ambiente e i diritti civili, come una volta loro).
I compagni fedeli alla linea (quale?) sono rimasti in letargo per l’intero mandato di Variati. Una volta entrati nei locali del Bocciodromo, la sola “compensazione” vista a Vicenza dall’inizio dei lavori al Dal Molin, ci si sono chiusi dentro, come in una riserva indiana. E come gli indiani vanno verso l’estinzione, mentre sostengono con la kefia al collo l’omologo cittadino di Mario Monti, il sindaco dell’inciucio eterno, che dura da 30 anni. Nessuna autocritica e anzi, dito puntato contro noi, che nella loro testa saremmo responsabili della loro inesistenza politica. Hasta la catastrofe, siempre.

8.3.13

La caccia al Grillo dei media italiani

Gli scriba di regime si indignano perché Grillo si concede solo alla stampa estera. Molti italiani si meravigliano dell’atteggiamento di chiusura nei confronti di tv e giornali nazionali.
<<Gli italiani devono forse leggere i giornali stranieri per sapere cosa succede nel nostro Parlamento?>>
Ma magari! L’informazione è il primo problema del Paese. Gli italiani formano la propria opinione ascoltando sempre solo la campana dei soliti tromboni prezzolati. Per questo siamo fermi a Berlusconi e Bersani: basta mettere in moto per due o tre mesi le rispettive “macchine da guerra” per polarizzare l’attenzione sui soliti highlander della politica e mantenere (o ripristinare) lo status quo.

Se tutti quanti leggessero di tanto in tanto la stampa estera si renderebbero conto della faziosità intrinseca dei nostri media. Grillo in spiaggia, insieme all’amico Stefano Benni, indossa una tuta integrale aliena per “camuffarsi” dallo stuolo di giornalisti che lo inseguono (una scena degna di Chaplin)? <<Grillo è un vigliacco>>! (ma Berlusconi e Bersani vengono rincorsi al portone di casa la mattina?)
Conferenza stampa dei capigruppo parlamentari, domanda: “favorevoli a governo tecnico?”; risposta: “è Napolitano che deve presentare una proposta. Poi la valuteremo”. I giornali: <<Grillo, sì a governo tecnico>>. Smentita di Grillo e di Crimi, seguite da ironie sulla rettifica e sulle bacchettate del “capo”. Di esempi è pieno e nuovi attacchi pretestuosi vengono creati ad hoc ogni giorno.
Da sinistra Repubblica, pronti via, inizia subito a scavare nel “torbido” presunto, da destra la D’Urso (Videonews) si inventa, al solito, “esclusive” create a tavolino. In generale, più o meno chiunque fa le pulci ai “grillini” e si attacca a ogni minimo appiglio per delegittimare la missione del Movimento 5 Stelle e la chiara volontà emersa dal voto popolare.
Il fronte dell’obbiettività è esiguo: Travaglio, Messora, Scanzi, Gomez, Stella, D’Agostino e pochi altri. Professionisti che non risparmiano critiche quando necessario, ma che non partono prevenuti perché pagati per esserlo.

Mi stupisco dello stupore degli italiani, ma non più di tanto. Proprio perché le coscienze nostrane si formano su quei media manipolati che sono la concausa dei nostri mali (il quarto potere utilizzato come forma di controllo e formazione del consenso è ciò che ha garantito 20 anni di stabilità al regime telecratico, creato da Berlusconi, reso possibile da Craxi prima e dai D’Alema-Prodi-Veltroni-Franceschini-Bersani poi).
E proprio perché, purtroppo, la percentuale di italiani che si sforza di leggere quotidiani esteri (uozz inglisc?), o almeno l’Internazionale, è purtroppo irrisoria.
Eppure è dal V2-day di cinque anni fa -per chiedere l'abolizione di Legge Gasparri, ordine dei giornalisti e finanziamento pubblico all'editoria- che il movimento di Grillo denuncia le storture quotidiane dell'informazione. Da allora, la guerra aperta contro la casta della stampa di regime non si è mai interrotta, mentre il sistema mediatico, come dimostrato dall'ultimo exploit di Berlusconi, ha retto più che bene alla crisi, le inchieste, ecc.
Come il M5S crede in una politica non più mediata, così per l’informazione. Niente più media (o “medium”) a mediare le informazioni. O meglio, filtrarle, crearle, distorcerle. La tradizionale informazione verticale è finita. Non si sfoglia più il giornale, ma gli aggregatori di social news sul tablet, con contenuti creati dagli stessi utenti.
Zombie”, “siete morti” non sono minacce violente/fasciste, come sono state interpretate da tv e giornali nazionali, ma una mera presa d’atto del crepuscolo di questa disgraziata dittatura del quarto potere in salsa italiana.

Leggi: Italy’s Beppe Grillo: Meet the Rogue Comedian Turned Kingmaker