17.5.14

Grillini, sgrillettati… e gli altri?

L’altro giorno è accaduto l’inaspettato. Il mio post del 25 aprile è stato ripreso in prima pagina dal quotidiano locale. All’interno, mezza pagina di virgolettati estratti dal Laughing Man Post con tanto di mia foto - orrenda! Fate copia-incolla da Facebook la prossima volta! - e biografia dettagliata, non priva di errori - ho 28 anni…ancora per un po’ -. Titolo: “Lo strappo di Allione”. Seguono stupore e preoccupazione dei familiari, messaggi di insulti - pochi - e altri di solidarietà - la maggior parte -. 

Con questo post non intendo rispondere ai colleghi del Giornale di Vicenza, sottolineando magari come certe premurose attenzioni abbiano ripercussioni sulla vita delle persone e quanto possa fare piacere essere sbattuti in prima pagina per fatti senza rilevanza pubblica e strumentalmente a fini politici. Né, penso, serve sottolineare che non ci fosse alcuno scoop, dato che è dalla scorsa estate che non faccio più politica attiva e nel frattempo non ho annullato la mia iscrizione al movimento.

Invece, voglio fare un passo avanti e chiarire il mio punto di vista sulla situazione politica, dentro e fuori il M5S. In breve, nell’articolo precedente spiegavo come i “grillini” validi e genuini siano in perenne balia degli umori di un sottobosco di “sgrillettati” in costante aumento, a causa della stessa natura anarcoide del Movimento. Questa condizione è la ragione di fondo - insieme alle politiche europee - per cui ho interrotto il mio attivismo dopo tre anni. Non scendo nei dettagli di proposito per evitare polemiche idiote.

Ma se gli sgrillettati sono e saranno la rovina del Movimento 5 Stelle, ciò non significa che il resto della vecchia politica sia improvvisamente diventato meglio dei “grillini”! La parte sana del M5S, i Di Battista, i Bugani, le Taverna, i Bono, esistono e le loro lotte hanno ancora valore, in questa Italia marcia e gretta, specie con tutto quello che è sotto gli occhi di tutti: dall’arresto di Dell’Utri, Scajola, Genovese e il caso Expo.

Lo ammetto, mi ha dato fastidio essere usato come arma elettorale a vantaggio del partito unico di destra-centro-sinistra che ha deturpato il Paese e spolpato l’economia trascinandoci nella crisi. E non era mia intenzione. Costoro, come dimostra l’ondata di manette eccellenti di questi giorni, sono davvero dei “dead men walking”, per citare Grillo. Loro e i loro medium, che li legittimano e difendono, devono pagare e pagheranno per lo scempio portato avanti. L’augurio è che l’Expo possa solo essere l’inizio di un effetto domino che faccia pulizia delle élite economiche, industriali e politiche a cui questa informazione fa capo.

Esplicito meglio, sperando di evitare altri fraintendimenti e letture di parte (“Allione fa marcia indietro”): anche se per una serie di motivi ed esperienze personali la mia strada si è separata dal M5S e ho osato esprimere critiche alla base e alla dirigenza, le battaglie portate avanti a livello nazionale non hanno perso senso o importanza. I politici - locali e non - che a fasi alterne ci governano da venti anni possono continuare a fingere che le cose stiano cambiando in meglio solo mettendo in prima linea i loro rampolli ruspanti e i loro strilloni di corte possono provare a raccontarla agli italiani, ma, per citare l’ex-ministro Barca: “quando si capirà che dietro agli slogan non c’è niente, il Paese darà via di testa”. 
Chi fa parte del sistema, chi si rende complice, partecipando, tacendo o giustificando la corruzione, le tangenti, le speculazioni, gli abusi, non sarà mai, ripeto, mai meglio di chi può dire di aver almeno provato a cambiare le cose, esponendosi e rischiando in prima persona. I grilli - autentici - saranno sempre meglio dei porci a cui lecca i piedi certa informazione.


Ps: qualche "sgrillettato" locale ieri ha inviato una nota alla stampa per rispondere indirettamente al mio intervento, affermando che "solo i candidati e gli eletti possono parlare del M5S, gli altri fanno disinformazione".
Complimenti: così facendo rafforzate la mia tesi secondo cui il M5S è ormai in massima parte mano a persone che non ne conoscono, o ne tradiscono consapevolmente, i principi.
Arriverà presto il conto anche per voi, ne sono certo.

12.5.14

Di Europa si "dovrebbe" parlare


"Di Europa si deve parlare". Molto bello questo spot di mamma Rai. 
Peccato sia fuori tempo massimo, visto che negli ultimi sette anni la sola informazione sullo "State of the Union", l'ottimo Tgr RegionEuropa, sia stata relegata alle 11.30 della domenica, l'orario più infame del giorno più infame del palinsesto settimanale, tra la Santa Messa e l'oroscopo di Paolo Fox.
Dai tg poco o nulla, si ricordano solo facezie tipo Natale al Polo Nord, William & Kate, la Bruni, vacanze in Grecia...
Talk show non pervenuti..fino alla campagna elettorale!

E' troppo chiedere corrispondenti e uffici almeno in metà delle capitali europee?? Uno spazio quotidiano nei tg, magari al posto delle solite carrellate di dichiarazioni futili dei politici romani? Una collocazione migliore per la truppa del buon Dario Carella?!

Cordialmente, un contribuente.

25.4.14

Povero M5S

Questo post è un messaggio a cuore aperto di un attivista/iscritto/elettore/ex-candidato del M5S. Politicamente potrei essere definito in molti modi: ecologista, liberale, progressista, federalista. Per questo, essere etichettato "grillino" mi è sempre sembrato riduttivo, quasi offensivo. Non parliamo dei vari epiteti che mi sono visto affibbiare in privato e a mezzo stampa: leghista, fascista, razzista, anti-democratico… 
Agli albori del Movimento, ai tempi delle prime liste civiche, era praticamente impossibile non riconoscersi nelle battaglie del blog di Grillo. Era il 2007, si parlava di crisi energetica, di ecologia, della follia del PIL, di mobilità sostenibile. Oggi gran parte degli attivisti e dei candidati, di Terra Reloaded non avrà visto nemmeno il trailer.

Il V-day oggi è un ricordo lontano e dispiace dirlo, la rivoluzione culturale non c'è stata. A sette anni di distanza l’elettore medio non ha cambiato modo di pensare e di agire. E’ successo anzi il contrario: che la mediocrità ha neutralizzato la spinta culturale originale. 
Uno vale uno, va bene, ma nella realtà si traduce in interi gruppi di persone capaci e volenterose letteralmente in ostaggio di individui "devianti". Sia subdoli personaggi mossi da secondi e banali fini personali, sia casi clinici più o meno gravi. Si va da deficit relazionali a tendenze paranoiche. 
Ci sono i complottisti da social network, gli arrivisti in cerca di poltrona, i residuati socialisti e democristiani della prima repubblica, i sovranisti MME -fan di Barnard e Borghi, avversari del M5S-, fino ai veri e propri sabotatori, infiltrati per creare problemi -non è una leggenda, esistono e ne ho incrociato più di uno-. Ecco, il M5S è succube di questi e altri tipi di “elementi nocivi”, inerme davanti a un coordinamento inesistente, incapace di individuare e allontanarli dagli attivisti sani.

Nonostante le clamorose espulsioni dei "dissidenti" del Parlamento facciano pensare che gli attivisti siano automi incapaci di pensiero indipendente, la verità è l'esatto contrario: nel M5S domina l'anarchia. I voltagabbana di Palazzo Madama non sono che un campione minimo del variegato universo di devianze all'interno del movimento, tutti accomunati dal solo fatto di non credere nei principi del Movimento o di non rispettarne le regole. 
La loro presenza è nota da anni, ma non si può fare nulla o quasi, perchè in pratica la sola regola è che "non ci sono regole". 
Come se non bastasse, non paghi dell’errore delle parlamentarie 2013, a Milano hanno pensato bene di utilizzare lo stesso metodo di selezione con le elezioni europee, con l’aggravante di aver dato solo una manciata di ore agli iscritti per votare i propri rappresentanti tra centinaia di candidati. 
Risultato? Un buon 15% degli eletti si rivelerà essere un pericoloso "dissidente", come a Roma, quando è più semplicemente una scelta sbagliata, anzi, una non-scelta, perchè per non-statuto uno vale uno..

A proposito di Europa. Cosa va a fare il M5S a Bruxelles? “A realizzare i sette punti del programma”. Un file pdf striminzito con una manciata di articoli oscuri e generici. E con chi si dovrebbero realizzare queste proposte perché non restino solo uno slogan? “Vedremo quando saremo là”. Eh no, perché gli schieramenti si conoscono già ora: ci sono i socialisti, i popolari, i liberali, i conservatori, i nazionalisti…e se il M5S è post-ideologico, dirà no a tutti quanti. Quindi si resterà in un angolo a fare gli strilloni, o nel peggiore dei casi si finirà per allinearsi con i peggiori estremismi di Europa, pescando da un calderone di 90-100 MEP indipendenti.
E ancora, chi l’ha deciso questo programma per le europee? La “ggènte”, come scrivono i troll che sfottono i grillini? Oppure i sondaggi? Almeno il programma nazionale era stato scritto e discusso per mesi, da migliaia di attivisti.

Scendendo a livello locale, le cose non vanno meglio. Si perde il conto delle scissioni nei gruppi locali, liste che saltano -la Sardegna resta la più eclatante-, eletti espulsi e rimasti in carica.
Non posso non citare il caso di Vicenza, dove un consigliere -con precedenti nel PD e un'indagine per bancarotta in corso, per la cronaca-, è sparito dalle assemblee per poi affermare di dovere rispondere solo ai suoi elettori. A dire il vero, da mesi non risponde più a nessuno, ma partecipa in Consiglio presentando interrogazioni…a nome suo, suppongo. 
Per restare in zona, è notizia dell'altro giorno di un candidato a Bassano arrestato per sequestro di persona. Non serve aggiungere altro
La crescita esponenziale del Movimento, “ieri cento, oggi mille domani centomila”, è sfuggita di mano. Ma non tutti restano a bordo, anzi, come scritto, i furbi restano, i saggi lasciano.
Ho visto decine di simpatizzanti avvicinarsi speranzosi e fuggire a gambe levate di fronte a un muro di ottusità e inciucismo all’italiana. 
Le menti affamate e folli degli albori hanno via via la sciato il posto a personaggi che iniziano ad assomigliare alla caricatura "Siamo la Gente, il Potere ci temono". Il M5S si riprometteva di cambiare in meglio la massa, manovrarla, ma ne è rimasto schiacciato. 

Per i detrattori del M5S, voglio che si sappia: il 90% degli attacchi rivolti al Movimento sono fregnacce. I diktat di Casaleggio, i soldi del blog, gli influencer pagati, razzismo e omofobia...tutto falso.
I problemi del M5S non sono gli sciachimisti, le espulsioni o le parolacce di Grillo. 
Più che quello di cui si dice e scrive, le vere rogne stanno in ciò che non si dice. Sono i silenzi: le risposte mancate dalla "dirigenza", i giochi di potere e le trame sottobanco a livello locale, le censure preventive, l'omertà sui problemi interni che si ripresentano ciclicamente. Come sempre, un perfetto spaccato della società italiana: piccolezze e bassezze umane, che aldilà dell'immagine del Movimento che viene data all'esterno -quella dei giovani bravi ragazzi-, nel frattempo ne ha mutato l'essenza dall'interno.
Forse per questo, nonostante i cittadini con l’elmetto siano presenti nelle istituzioni locali ormai da anni, a parte maggiore trasparenza e rigore, i tanti buoni propositi sono rimasti sulla carta, anche dove governa il M5S: a partire da Parma, dove l’inceneritore è entrato in funzione, fino a Sarego, "il primo comune a 5 stelle", dove nessuno si azzarda a pensare all’accorpamento del piccolo comune alla vicina Lonigo, come da programma nazionale.

Che fine hanno fatto le cinque stelle? Acqua pubblica, rifiuti zero, energia, mobilità e connettività? Probabilmente la maggior parte degli iscritti attivi oggi nemmeno le saprebbe elencare. Il programma nazionale non è più nell’agenda. Si è dimenticato il debito pubblico, ora il nemico per i grillini da bar, al pari dei berluscones e dei leghisti, è l’Euro.

Tra un mese si vota e dispiace dire che per la prima volta da quando ho iniziato ad appassionarmi di politica, grazie a Grillo, non credo che darò il mio voto al movimento, perché non dà le risposte che cerco. Non in questo caso. 
I “ragazzi” a Roma sono l’unico barlume di speranza rimasto nel magma umano che è diventato il Movimento Cinque Stelle. Tanto in continua evoluzione, quanto stagnante a livello operativo. In termini naturalistici, il M5S rischia di diventare un vicolo cieco evolutivo: un tentativo fallito di trasformazione –sociopolitica in questo caso- che porta all’estinzione.
Non rinnego nulla di quanto fatto in anni di attivismo, ma proprio per questo posso permettermi simili critiche con cognizione di causa. E la verità è che quanto descritto, quanto vissuto sulla mia pelle, ha già guastato il progetto di Grillo e Casaleggio e che fino a quando "lo staff", entità astratta, non aggiornerà le regole del gioco, la deriva è assicurata. 

Continuerò a fare il tifo per i parlamentari che ho scelto e votato, ma per la stessa ragione, non mi è possibile votare… per partito preso, chiudendo gli occhi davanti a quanto fin qui raccontato. In linea con le mie convinzioni, se darò un voto, sarà per chi si batte per ciò in cui ho sempre creduto: un’Europa federale, più unita, armonica e democratica.
Le idee politiche non sono come la fede calcistica. E le elezioni Europee non sono la Champions League. Non si può votare chi non risponde alle proprie convinzioni e non dà fiducia. Triste ammetterlo per quel progetto che è stato per tanto tempo un faro di speranza nel mio cuore. 

Povero M5S.

31.3.14

La Troika sarà sostituita dal Fondo Monetario Europeo

Il 13 marzo, i deputati europei hanno concordato sulla creazione di un nuovo strumento che dovrebbe sostituire la Troika nella gestione della ripresa dell’Eurozona, che sta ancora scontando le conseguenze della crisi.
I parlamentari hanno affermato che la base giuridica della Troika (Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale) non è chiara e richiede un funzionamento più democratico oltre a controlli a un livello superiore.

La troika è stata fortemente criticata nei rapporti non vincolanti stilati dal Parlamento europeo e dalla Commissione occupazione e affarisociali, che riportano il giudizio negativo dei creditori internazionali e commentano la mancanza di misure efficaci attuate dalle tre istituzioni. 
Inoltre, in seguito all'entrata in funzione della Troika, i deputati hanno riscontrato gravi conseguenze negative, come "tagli nella sanità, aumento della disoccupazione, migrazione dei giovani e l'aumento della povertà".
Il Parlamento ha anche criticato il fatto che la Commissione europea e l'Eurogruppo non hanno definito le responsabilità all'interno dei tre istituti e non hanno determinato il ruolo del decisore finale.

La Troika è stata incaricata della responsabilità della ripresa dell’eurozona dalla crisi e le tre istituzioni avevano la missione di fornire un supporto economico e sociale ai Paesi che hanno sofferto di più, come il Portogallo, l'Irlanda, la Grecia e Cipro, ma dopo aver esaminato l'impatto che il “Troika group” ha avuto in questi paesi, i MEP hanno espresso seri dubbi sulle dichiarazioni ottimistiche della stessa Troika.

Il vice-presidente del Parlamento europeo Othmar Karas ha dichiarato: "Nel breve termine, la troika ha bisogno di regole di procedura interne per aumentare la trasparenza del processo decisionale. Nel lungo termine, il lavoro della Troika dovrà essere svolto da un nuovo Fondo monetario europeo, sulla base del diritto comunitario. Ciò garantirà che le decisioni europee sui programmi di riforma e di aiuto siano democraticamente legittimate e soggette a controllo parlamentare. Solo in questo modo aumenterà l'accettazione dei cittadini".
Il secondo rapporto elaborato dalla commissione occupazione e affari sociali ha proposto un metodo più strutturato per rafforzare l'obiettivo che la Troika si pone, sostituendola con il Fondo monetario europeo, individuando punti forti in materia di recupero sociale a livello macroeconomico, indicando azioni in materia di recupero di posti di lavoro e in particolare rivolte “alla creazione di condizioni favorevoli per le piccole imprese”.

25.3.14

Come sarà il prossimo Parlamento Europeo

L’agenzia Pollwatch2014 pubblica previsioni sulle elezioni europee e incrociando i dati nazionali dei 28 Paesi UE illustra la composizione del prossimo parlamento. 
Secondo le ultime stime, il voto di maggio vedrebbe un sostanziale pareggio tra le due forze principali: 214 seggi ai socialdemocratici S&D, tallonati dal Partito Popolare Europeo con 213 europarlamentari (MEP). Terza forza, distaccata e di poco ridimensionata rispetto a oggi, i liberal-democratici dell’ALDE, 66 seggi, che staccano di poco la sinistra europea GUE-NGL, gruppo della lista Tsipras, 57. A seguire, i conservatori con 40 MEP,  i verdi, 38, e l’EFD della Lega Nord e Nigel Farage, 33.

La grande novità rispetto all'assetto attuale, oltre al forte ridimensionamento del PPE –oggi conta 275 MEP-, è la crescita del “non-gruppo” dei parlamentari indipendenti, che dai 30 attuali passerebbero addirittura a 90. Un calderone composto in massima parte da indipendentisti ed euro-scettici in cui figurerebbero anche 19 europarlamentari del Movimento 5 Stelle e 18 del Front national di Marine Le Pen.

In Italia il PD sarebbe la prima forza con 23 seggi, ma andrebbe a pareggio con il PPE, che vedrà riuniti i 19 MEP di Berlusconi ai 4 di Alfano separati in casa. Sopra l’asticella del 4% anche Tsipras e LN, rispettivamente 4 e 3 seggi, mentre la rincorsa per i liberali pare difficile.

Attenendoci a queste proiezioni, che sono soggette a forti variazioni, lo scenario rispetto a oggi premierebbe la sinistra socialdemocratica e radicale, a discapito del Partito Popolare e delle forze conservatrici.
Nonostante una situazione di sostanziale parità tra forze di sinistra e di destra, infatti, il PPE vedrebbe eroso parte del suo peso dagli indipendenti. Resta da vedere cosa faranno, questi indipendenti. E’ ragionevole pensare che una parte confluirà nel gruppo dei nazionalisti EFD –la Le Pen, magari- e forse qualcuno aderirà alla sinistra europea.

In ogni caso, se la proiezione venisse confermata alla prova del voto, la formazione dell’emiciclo non uscirebbe più di tanto stravolta. Un effetto collaterale del rafforzamento del fronte euro-scettico, può portare verosimilmente a un nuovo patto tra socialisti e popolari, che da soli potrebbero guidare una grande alleanza trasversale. 
Una nuova grosse koalition europea, che indirizzerà la politica comunitaria per i prossimi sette anni, con buona pace di tutti coloro che scalpitano e strepitano per rovesciare l’Europa.