Visualizzazione post con etichetta no euro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta no euro. Mostra tutti i post

3.6.14

La via di Farage - #svoltaadestra

Nel post precedente ho passato in rassegna i nuovi europarlamentari indipendenti con i quali il M5S avrebbe potuto formare un gruppo parlamentare. Nemmeno 24 ore dopo è giunta notizia del connubio tra Grillo e Farage, opzione data come probabile in tempi non sospetti.
La cronistoria in breve: passate le elezioni, Grillo - ufficialmente in vacanza - vola a far visita a Nigel Farage, leader dell'Ukip e dell'eurogruppo EFD: Europa della Libertà e della Democrazia. Purtroppo, sul suo volo si trova anche Salvini della Lega Nord, che con un cinguettio informa rete e stampa del viaggio diplomatico. Si palesano subito stupore, perplessità, critiche e false speranze riposte in una possibile "opzione verde".
Per Grillo, infatti, la visita a Bruxelles resterebbe solo una chiacchierata per "sondare il terreno" e l'ultima parola spetterà "alla rete".
Peccato che da allora sul blog sia iniziata una campagna per sdoganare l'Ukip e l'EFD, ripresa anche dagli yesman sui vari social (in primis da miss Roberta "fascismo buono" Lombardi). 
La tesi, manco a dirlo è che "i giornali mentono", Farage è in realtà un novello San Giorgio che combatte il drago dell'euroburocrazia, e quella parte di base contraria al sodalizio fa il gioco del "nemico".

Andando con ordine, qualcuno mi ha chiesto: che male c'è ad allearsi con l'Ukip di Farage?
Risposta: niente, a parte il fatto che dopo la democrazia dal basso -vedi i 7 punti per l'Europa - ora se ne va anche il "nè destra nè sinistra". Perché, anche volendo negare i connotati xenofobi dell'Ukip, la sua natura destroide è innegabile.
Venendo alle tesi sul complotto della stampa nemica, se persino Scanzi e Travaglio, due penne tutt'altro che ostili al M5S, hanno messo in guardia sulla cantonata, forse all'attivista medio dovrebbe suonare un campanello d'allarme.
Troppo semplice puntare il dito contro l'informazione, come fatto anche all'indomani delle elezioni, per scaricare le colpe della sconfitta su un'entità terza. Troppo facile anche liquidare chi dissente da questa linea come detrattore o inciucista, quando si tratta invece di persone entrate in un movimento ambientalista e progressista che si ritrovano in un partito reazionario e nazionalista. Semplicemente stupido infine provare a sviare l'attenzione prendendosela con delle vignette satiriche, soprattutto per il movimento di un comico satirico. Altro che autocritica dopo la batosta, significa non aver capito proprio nulla.

Ammettiamo pure che sia vero: i media stanno manipolando le informazioni per demonizzare Farage e l'EFD. E' la stessa cosa che sta facendo in senso opposto il blog di Grillo, per far digerire agli attivisti il nuovo connubio, a partire dalla pubblicazione del comunicato dell'Ukip che descrive quanto siano democratici e tolleranti gli indipendentisti inglesi.
Perchè se invece chiedi a Salvini se è razzista, lui risponde di sì. Ovvio...
Per legittimare questo sodalizio è stato riesumato addirittura l'ideologo rinnegato Bechis, mentre si ignora la voce contraria del magistrato Imposimato, che appena pochi giorni fa parlava dal palco di Piazza San Giovanni. Se Grillo avesse riservato simili parole di miele per Farage in campagna elettorale, Imposimato non sarebbe stato su quel palco. E chissà quanti voti avrebbe preso, o meglio, perso il M5S.
Non lo sapremo mai, perché invece degli elettori, verrà interpellata a bocce ferme "la rete". Ma solo a tempo debito, quando le acque si saranno calmate e il pressing interno pro-Farage sarà riuscito a indorare la pillola a buona parte dei diffidenti -e i restanti finiranno per diventare dissidenti-. Anche questa è manipolazione delle masse, bella e buona. Cambia solo il canale di diffusione.
Che il matrimonio con gli euroscettici si faccia o meno, con questa sequela di cadute in basso, come in una profezia al contrario del mago Belìno, si sta compiendo la metamorfosi del movimento di Grillo in quel partito populista tanto paventato. #Vinciamopoi? Macchè! #svoltaadestra.

27.5.14

I nuovi vicini di banco degli euro-grillini

Le elezioni europee sono terminate. Il dado è tratto. L’Italia manda a Bruxelles 73 eurodeputati. Se la collocazione nell'emiciclo delle altre forze politiche è già nota, il Movimento 5 Stelle, che in casa ha sempre rifiutato qualunque alleanza e apparentamento, ha scelto di non scegliere uno schieramento prima del voto e fa il suo esordio a Bruxelles sotto la voce “altri”.
Questi saranno chiamati ad aderire a un gruppo politico, a formarne uno nuovo, o altrimenti dichiararsi “Non Iscritti”, rinunciando non tanto a un ufficio di presidenza e una segreteria, quanto alla prospettiva di sviluppare una cooperazione a livello comunitario per promuovere un progetto politico.

Per formare un gruppo parlamentare sono necessari almeno 25 MEP da 7 Paesi. Partendo da 17 eletti, al M5S ne basterebbero appena 8. Impresa apparentemente non impossibile, considerando che i "non allineati", tra indipendenti e partiti al loro debutto nel Parlamento Europeo, sono in tutto 105*, provenienti da 21 Stati membri e da 33 diversi partiti. (figurano come "altri" anche i 3 della Lista Tsipras, che aderiranno al gruppo del loro candidato presidente, ndr)

Trovare un minimo comune denominatore tra di loro non è affatto semplice, anche se in verità molti condividono un’identità di estrema destra e con tutta probabilità non avranno problemi a formare un "blocco nero” a sostegno del gruppo di nazionalisti euroscettici EFD, guidato da Nigel Farage, leader dell'Ukip.
Insieme ai 24 deputati del Fronte Nazionale francese, fanno il loro esordio a Bruxelles il Partito della Libertà Austriaco (FPÖ) con 4 parlamentari, Alba Dorata con 3 MEP, 1 rappresentante del Partito Nazional-democratico tedesco (NPD) e 2 dei Democratici Svedesi. Ancora, sono 4 gli eletti del Partito per la Libertà olandese, altrettanti quelli del Congresso della Nuova Destra Polacca (KNP) e 3 del Movimento per una Ungheria Migliore (Jobbik), per un totale di 45 parlamentari nazionalisti, anti-europeisti e razzisti – si parla di aperto anti-semitismo e anti-islamismo - che potrebbero scegliere la guida di madame Le Pen.

Ci sono poi singoli esponenti di forze di centro-destra o comunque conservatrici, è il caso dei MEP del Blocco Riformista bulgaro, dei Ciudadanos spagnoli e della lista Verjamem slovena, e alcuni “indipendenti e basta” da Irlanda, Grecia, Germania, Romania, Malta, Ulster e una rappresentante svedese di “Iniziativa femminista”.
Oltre a loro, una spicciolata di parlamentari ambientalisti e animalisti tedeschi (ÖDP e Tierschutz), olandesi (PVdD), portoghesi (MPT) e lituani (Unione dei Verdi e dei Contadini), che potrebbero scegliere di aderire al gruppo dei Verdi o restare indipendenti.

Come papabili per la creazione di un gruppo europeo rimangono una manciata di forze “diversamente euroscettiche” e progressiste: i 2 MEP di Bulgaria senza censura, i 7 di Alternativa per la Germania (AfD), i 4 spagnoli di Unione Progresso e Democrazia e il deputato slovacco di Gente Comune. Fanno 4 Stati membri, 5 con l'Italia, insufficienti a creare un gruppo parlamentare. Non resterebbe che convincere qualche Non Iscritto indipendente ad aderire all'ipotetico gruppo "Europa 5 Stelle".
A questo punto, sarà davvero possibile per i neo-eletti del M5S trovare la quadra tra euroscettici e ambientalisti, convincendo colleghi di realtà nazionali tanto lontane e senza tradire la propria identità? E prima ancora, gli "euro-grillini" riusciranno a superare il tabù delle alleanze, ora che per la prima volta si trovano a guardarsi attorno e a confrontarsi per cercare degli interlocutori, dei propri simili, al di fuori del circo politico-mediatico italiano?


* dati aggiornati alle 16.00 del 27/05/2014