22.10.13

Buchi neri dell'Europa: Bielorussia, l'ultima dittatura

La Bielorussa è una dittatura bella e buona, alle porte dell’Europa. La più vicina a Mosca tra le repubbliche Sovietiche vive in un fumoso regime praticamente dalla sua nascita: indipendente dal 1991, è governata dal 1994 da Aleksandr Lukašenko. Roba da fare impallidire il ventennio berlusconiano.
La Bielorussia  è rimasta granitica, mentre le Sorelle Baltiche entravano nell’Unione Europea, senza l’ombra di una qualche ambivalenza sociale nella transizione post sovietica, come la vicina Ucraina. A Minsk non c’è traccia nemmeno dei cambiamenti di facciata o dell’apertura al capitalismo della Russia moderna.
Praticamente è una riserva, una enclave dove sopravvive  quel che rimane dello spirito comunista che fu. Come una Cuba d’Europa. Naturalmente questo implica prima di tutto un problema in fatto di rispetto dei diritti umani. Le percentuali bulgare che colleziona il presidente bielorusso ad ogni turno elettorale sono solo l’indicatore più palese del livello di libertà all’interno del Paese.
La "Russia Bianca" occupa le ultime posizioni in praticamente tutte le classifiche di Freedom House, tanto da figurare nel rapporto “Worst of the worst”. Il peggio del peggio: sono i 16 Paesi del mondo davvero da evitare in quanto non solo non-liberi, ma in assoluto i più repressivi.
I bielorussi al di là dei confini dell’Europa dei diritti sono quindi tra quel quarto di popolazione mondiale che se la passa peggio di tutti.
Per questi motivi i rapporti della Bielorussia con la comunità nazionale non sono mai stati semplici e dal 2005 il Paese è soggetto alle sanzioni da parte dell’UE e delle Nazioni Unite.

C’è anche un altro “problema” con Minsk che riguarda più da vicino anche il nostro futuro. E’ quello nucleare. La Bielorussia sta infatti costruendo la sua prima centrale nucleare ad Astraviec, in prossimità del confine Lituano, che dovrebbe vedere la luce entro il 2018. Il progetto risale al 1980, ma la costruzione venne interrotta dopo Chernobyl.
E’ bene ricordare che a causa dei venti il territorio bielorusso fu il più esposto al disastro del 1986: ancora oggi  “dal 5% al 7% della spesa pubblica in Bielorussia sono spese per varie forme di risarcimento dei danni fatti dalla radioattività, per l'inquinamento provocato alla catena alimentare”. 
Per tale ragione il nucleare è stato bandito, fino al 2009, ma un gruppo di scienziati contrari al progetto afferma che l’inossidabile Lukašenko avesse ripreso in mano il progetto già nel 1999, andando contro le leggi dello stato. I vicini lituani non sono affatto felici e l’intera Comunità Europea nutre dubbi sul progetto, legittimati dal livello di libertà di informazione dello stato canaglia: ovviamente il sito del cantiere è inaccessibile. Non resta che riporre fiducia negli ingegneri bielorussi e sperare insieme che arrivi presto il giorno in cui cadrà anche “l’ultimo dittatore d’Europa”.