14.6.13

Benvenuta, Croazia


Welcome to the EU, hope you survive the experience.
Tra due settimane la Croazia entrerà nell’Unione Europea. Un evento atteso da dieci anni ma sul quale grava lo scetticismo dovuto agli ultimi cinque, segnati dalla crisi, in Croazia e all’interno dell’Unione. Nonostante l’apporto turistico delle sue 2000 isole, la Croazia non naviga in buone acque. Ma chi può dire il contrario oggigiorno?
A Zagabria non hanno la scusa dell’Euro: la crisi è sistemica e globale. Sta a noi, vedere l’opportunità di cambiamento nei momenti di crisi.

Similmente, sta a noi avere la volontà di sfruttare al meglio una situazione di novità in senso unitario. L’ingresso della Croazia nell’Unione per noi può significare forza lavoro e nuovi mercati o può significare nuove illegalità e speculazioni. Sta a noi tendere al meglio.
In tempi di vacche magre ci si potrebbe chiedere perché investire nella cosiddetta “convergenza”, per arrivare ad altri allargamenti (il prossimo sulla lista è il Montenegro, presumibilmente entro il 2020). La risposta è “sinergia”. Sinergia per arricchire, rinforzare un sistema fondato sui diritti civili e le libertà individuali, per trovare soluzioni insieme, anziché alzando barricate.
Benvenuti, dunque, nel “grande progetto europeo”, che nonostante il momento difficile, nonostante le incomprensioni e gli sbagli, ancora oggi non smette di sanare le ferite profonde del Vecchio Continente, vedi il contenzioso con la Slovenia, la consegna dei criminali di guerra al Tribunale dell’Aja e il riconoscimento delle minoranze italiane in Istria.
L’Unione Europea negli anni ha promosso le politiche riformatrici e sostenuto gli sforzi economici necessari alla Croazia per recuperare il terreno perduto in anni di regime e tremendi conflitti etnici.

Per la repubblica di Croazia l’ingresso nell’UE è una conquista che darà nuovo slancio al progresso sociale e la coesione sovranazionale con gli Stati confinanti (Euroregione). Nell’immediato, implica soprattutto una rappresentanza presso le istituzioni europee, in attesa del via libera all’ingresso nell’area Schengen previsto non prima del 2015. Non si dia retta a chi paventa un’invasione dalla Pannonia, come ai tempi dei latini: l’Alto Adriatico non diventerà in automatico “mare nostrum”.

I quattro milioni di croati* che entreranno a far parte della nostra Unione il primo luglio rappresentano invece una ricchezza, un nuovo colore che va ad arricchire la variopinta tavolozza europea. Una nuova voce nel coro di chi soffre dei nostri stessi problemi che può rappresentare una volta di più un’opportunità per contare di più e far ascoltare le nostre ragioni condivise.

In varietate concordia.

*ai quali vanno sommati 450.000 croati di Bosnia con doppio passaporto, l’aspetto più controverso della transizione, in quanto discriminatorio nei confronti di bosgnacchi e serbo-bosniaci.